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Descrizioni scandalose: materiale tipico e localizzazione dei tipi non specificata nella descrizione



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MessaggioInviato: 14/07/2016, 22:57 
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Nome: Marco Villani
Recentemente sono incappato in un articolo riguardante ai Mantodei indiani dove si descrivono 9 specie. Dopo averlo letto un po' ho capito subito con cosa avevo a che fare. E' mio parere che i due autori abbiano descritto tutte quelle specie solo per fare curriculum, non perché quelle trovate siano realmente nuove specie, anzi, probabilmente gli esemplari suddetti non esistono nemmeno. Questo si deduce da svariate cose nell'articolo. Innanzitutto vi è una forte componente agraria, tipica degli studenti universitari di questa facoltà. Ad esempio, vengono citate le specie e le piante su cui vivono i Mantodei in oggetto, tutte specie di interesse agrario o almeno ornamentale, come se gli insetti fossero intesi come arma biologica in campo agricolo. In realtà le prede citate sono in buona parte non appetibili per un Mantodeo, talvolta addirittura mortali se ingerite da questo, così come le piante descritte non sono un tipico luogo dove mi aspetterei di trovare una specie di quel genere. Altra cosa è la descrizione, che va da due a tre righe (ma lo scritto è disposto su due colonne di testo!) :shock: :dead: . A questo si aggiunge che quando si paragona la nuova specie con quelle simili si utilizzano caratteri (spesso ambigui tra l'altro, ad esempio "spine femorali", senza specificare se siano queste esterne, interne o discoidali :devil: ) discutibili e quasi sempre errati, come se fossero state usate parole a caso e prive di senso, facendo addirittura riferimento a caratteri che dipendono dallo stato di conservazione ("occhi neri"). Ci si potrebbe dilungare ancora sul perché questo articolo non si debba definire "scientifico", ma preferisco non annoiare.
Quello che mi interessa sapere è se una specie sia valida anche quando nella sua descrizione non viene specificata né la località di raccolta (se non fosse stata nota si sarebbe dovuto scrivere almeno "Località sconosciuta") né il luogo dove sono preservati i tipi. Infatti i nostri due furboni non fanno riferimento a nessuna delle due.

L'articolo di cui parlo è questo: http://www.entomoljournal.com/vol2Issue5/pdf/47.1.pdf

Grazie.
Marco.

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MessaggioInviato: 15/07/2016, 9:20 
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Nome: Mauro Doneddu
Caro Marco, in questi casi il grosso delle responsabilità non le hanno gli autori, ma la rivista. Si, è vero come dici tu che gli autori sono due “furboni”, ma la loro furbizia non li avrebbe portati lontano con nessuna vera rivista scientifica. Il problema è che quella sulla quale hanno pubblicato non lo è. Da quando la rete ha reso possibile la cosa, sono nate una miriade di false riviste scientifiche, con falsi “editorial board” e senza una sede reale. Esistono solo in una pagina del web, cosa facilissima da fare, potremmo farne nascere una anche noi due in un paio di giorni. Guarda l’editore capo: “Prof. Mohamad Sc., Ph.D. Spain”. Sembra un nome scelto a posta per non essere rintracciabile. Mohamad può essere nome o cognome, in entrambi i casi comunissimo, e quindi senza l’altra metà del nome praticamente è come scrivere “anonimo”. Poi di che istituzione è? L’unico indizio che ci da è Spain; la Spagna è grande. Basta questo a far capire che la rivista è farlocca. L’unico scopo per cui si è montato il baraccone è guadagnare con le “Publication charges” richieste agli autori. Stai certo che ti pubblica, tale e quale a come glielo mandi, qualsiasi cosa, purchè tu gli paghi i 100 dollari richiesti. Tu non immagini quante richieste di pubblicazione su riviste del genere ricevo via e-mail, solo perché alcune mie pubblicazioni sono in rete con il mio indirizzo mail, facili da rintracciare perchè su researchgate. È ovvio che solo per il fatto che è la rivista a richiedere all’autore una pubblicazione, evidentemente è una falsa rivista.
Invalidare quest’articolo e le descrizioni è possibile, ma qualcuno si deve prendere la briga di farlo. Spesso articoli del genere ci si limita ad ignorarli.

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:hi:
Mauro


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MessaggioInviato: 15/07/2016, 10:06 
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Nome: Mauro Doneddu
Miracolo! nel giro di pochi minuti la pagina dell'editorial board della rivista è cambiata, ora l'editore capo è un altro, con dati più dettagliati (ma nella home page rimane Prof. Mohamad senza altre specifiche). Dopo questo restyling il tutto sembra più credibile. Ma non è detto che si debba crederlo.

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:hi:
Mauro


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MessaggioInviato: 15/07/2016, 10:16 
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Nome: Marco Villani
Grazie per l'esauriente spiegazione. Quindi la rivista scientifica dell'articolo potrebbe persino non esistere? :msic
I dati più dettagliati forniti dal nuovo editore potrebbero anche essere inventati per quanto mi riguarda. Qualcosa di losco c'è di sicuro.

Ma quindi se non si forniscono la località tipica e la localizzazione dei tipi è sufficiente ad invalidare le specie?

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MessaggioInviato: 15/07/2016, 11:43 
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Nome: Maurizio Bollino
marco villa ha scritto:
Grazie per l'esauriente spiegazione. Quindi la rivista scientifica dell'articolo potrebbe persino non esistere? :msic
I dati più dettagliati forniti dal nuovo editore potrebbero anche essere inventati per quanto mi riguarda. Qualcosa di losco c'è di sicuro.

Ma quindi se non si forniscono la località tipica e la localizzazione dei tipi è sufficiente ad invalidare le specie?


Non credo che la rivista non esista. Se andate nell'archive risulta che dal 2103 ad oggi hanno pubblicato un bel pò di "articoli". Il problema è la preparazione del'editor e degli autori, e soprattutto se e chi realmente fa da revisore degli articoli proposti per la pubblicazione.
Ricordo in passato atri episodi di articoli a dir poco ridicoli pubblicati da pakistani e indiani.
Per quanto riguarda, invece, la validità delle descrizioni, e quindi la disponibilità dei taxa introdotti, bisognerebbe spulciarsi il codice, ma non sono sicuro che l'assenza della designazione del tipo e della sua collocazione, nonchè della type locality non indicata invalidi la descrizione stessa. Temo, ma spero di sbagliarmi, che i nomi siano a tutti gli effetti validi e disponibili.

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Maurizio Bollino


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MessaggioInviato: 15/07/2016, 12:02 
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Nome: Marcello Romano
Dal Codice di Nomenclatura Zoologica:

16.4. Species-group names: fixation of name-bearing types to be explicit. Every new specific and subspecific name published after 1999, except a new replacement name (a nomen novum), for which the name-bearing type of the nominal taxon it denotes is fixed automatically [Art. 72.7], must be accompanied in the original publication:

16.4.1. by the explicit fixation of a holotype, or syntypes, for the nominal taxon [Arts. 72.2, 72.3, 73.1.1, 73.2 and Recs. 73A and 73C], and,

16.4.2. where the holotype or syntypes are extant specimens, by a statement of intent that they will be (or are) deposited in a collection and a statement indicating the name and location of that collection (see Recommendation 16C).

Versione francese

16.4. Fixation obligatoire des types porte-nom pour les noms du niveau espèce.Tout nouveau nom du niveau espèce publié après 1999, à l'exception d'un nouveau nom de remplacement (un nomen novum, dont le type porte-nom du taxon nominal qu'il indique est fixé automatiquement [Art. 72.7]), doit être accompagné dans la publication originale

16.4.1. de la fixation explicite d'un holotype ou de syntypes du taxon nominal [Art. 72.2, 72.3, 73.1.1, 73.2 et Rec. nA et nc], et

16.4.2. d'une déclaration, dans le cas où l'holotype ou les syntypes sont des spécimens qui existent toujours, que ceux-ci sont, ou devront être, déposés dans une collection, dont le nom et la localisation sont précisés [voir Rec. 16C].


***
E ancora più avanti....

72.3. Name-bearing types must be fixed originally for nominal species-group taxa established after 1999. A proposal of a new nominal species-group taxon after 1999 (unless denoted by a new replacement name (nomen novum) [Arts. 16.4, 72.7]), must include the fixation of a holotype [Art. 16.4] (see Article 73.1) or syntypes [Art. 73.2].

Versione francese

72.3. Obligation de fixation originale des types porte-nom pour les taxons nominaux du niveau espèce établis après 1999. Après 1999. et à moins qu'il ne s'agisse d'un nouveau nom de remplacement (nomell novum) [Art. 16.4 et 72.7], l'établissement d'un nouveau taxon nominal du niveau espèce doit être obligatoirement accompagné de la fixation d'un holotype [Art. 16.4; voir Art. 73.\] ou de syntypes [Art. 73.21]

****

Non si può, in questo caso, nemmeno invocare il seguente articolo, in quanto non c'è traccia di alcun disegno o foto nella pubblicazione.

73.1.4. Designation of an illustration of a single specimen as a holotype is to be treated as designation of the specimen illustrated; the fact that the specimen no longer exists or cannot be traced does not of itself invalidate the designation.

Versione francese

73.1.4. Si l'illustration d'un unique spécimen est désignée comme holotype, cette désignation doit être comprise comme se rapportant au spécimen illustré; le fait que le spécimen n'exisle plus ou ne peut être retrouvé n'invalide pas en lui-même une telle désignation.

Quindi, a mio avviso, caro Marco, si tratta solo di carta straccia da utilizzare per gli usi più convenienti!

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:hi: Marcello Romano


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MessaggioInviato: 15/07/2016, 12:18 
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Nome: Mauro Doneddu
Se gli autori fossero stati più furbi, avrebbero potuto rendere più verosimile la cosa, ad esempio dichiarando che gli olotipi sono depositati da qualche parte (magari nella loro collezione privata). Comunque anche in quel caso ci sarebbe da obbiettare:
1. le descrizioni sono vaghe e rudimentali, forse (non ho idea delle specie esistenti in quei generi) applicabili a diverse specie già esistenti;
2. L’ICZN parla della possibilità di designare un’illustrazione come olotipo (art. 73.1.4.) ma qui non ci sono foto, e se per questo neanche disegni o schizzi approssimativi. Si potrebbe chiedere in visione almeno una foto, se la si ottiene si può giudicare da essa la bontà della nuova specie ed eventualmente contestarla, se non si ottiene risposta il fatto che la visione dell’olotipo è impossibile può essere già un motivo di grave dubbio, che assieme al punto 1 può essere sufficiente ad invalidare la specie.
Che non si riesca a vedere un olotipo è possibile, anche in caso di specie validissime. Nella realtà dei fatti spesso si legge di olotipi “nella collezione dell’autore” La raccomandazione 72F.3 dice che l’olotipo deve essere “make them accessible for study;”, ma è solo una raccomandazione, e spesso nel caso di olotipi in collezioni private (ma talvolta anche in istituzioni pubbliche) non solo non te li mandano per posta, ma si rifiutano di farti accedere ad essi anche se vai di persona. Molti anni fa chiesi in visione ad un museo americano un olotipo di una specie descritta in maniera correttissima (facilmente spedibile per posta perché una conchiglia poco fragile): mi risposero che la politica del museo era di non spedire mai materiale per posta, e questo è comprensibile e condividibile. Chiesi allora delle foto, e risposero che il bilancio del museo non consentiva la spesa del materiale fotografico! Inviai allora un rullino fotografico, con la preghiera di scattare con esso le foto dell’olotipo che mi interessava e rispedirmelo tale e quale, l’avrei sviluppato io. Non ricordo, ma forse inviai anche i francobolli USA per affrancare il pacco con cui rispedire il rullino. A questo punto cedettero, e fecero come chiedevo. Misi nei ringraziamenti del lavoro anche il nome del curatore del museo per la sua squisita e sollecita cortesia nel fornirmi foto dell’olotipo della specie X. Ovviamente solo lui potè cogliere l’ironia. :mrgreen:

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Mauro


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in questo caso, mancando le fissazioni dei rispettivi tipi portanome (holotypus o serie sintipica), come richiesto obbligatoriamente dalla 4a edizione del codice a partire dalla sua entrata in vigore, le descrizioni in questione sono da considerarsi invalide

nel caso in cui invece gli autori i tipi li avessero fissati, magari inventandoseli, è vero che i nomi in questione sarebbero validamente descritti (solo dal punto di vista formale) e quindi disponibili... ma è anche vero che se le descrizioni sono incomprensibili o peggio, e per giunta le località non sono specificate, se uno fa un lavoro su quel gruppo non credo che nulla gli impedisca di citare semplicemente in appendice al lavoro le specie in questione come species inquirendae, incertae sedis e se del caso pure incertae patriae, in pratica facendo il resto del lavoro come se quelle specie non esistessero

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MessaggioInviato: 15/07/2016, 13:49 
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Perfetto. Quindi, le specie semplicemente non andrebbero prese per valide o è necessario pubblicare qualcosa su una rivista dove vengono spiegati i motivi per cui le suddette non siano valide?

Mauro ha scritto:
1. le descrizioni sono vaghe e rudimentali, forse (non ho idea delle specie esistenti in quei generi) applicabili a diverse specie già esistenti;


In realtà si fanno riferimenti a caratteri davvero bizzarri. Ad esempio, si dice che una specie ha 7 spine sui femori, il ché la distinguerebbe dal taxon più simile, che ne 4 sui femori. Il problema è che il numero di spine sui femori è un carattere estremamente fisso all'interno della famiglia, tanto che non esistono generi con specie provviste di un diverso numero di spine femorali (ma nemmeno all'interno di una stessa sottofamiglia!). In questo chiaro le possibilità sono due.
1. hanno effettivamente scritto delle cose in modo casuale, giusto per trovare delle differenze. In questo caso la loro totale ignoranza in materia gli si è ritorta contro. Se sapessero almeno cos'è una mantide si sarebbero potuti inventare altri caratteri, che so, una differente morfologia dei genitali, la presenza di carene sui femori posteriori, il rapporto lunghezza/larghezza del protorace, eccetera.
2. hanno addirittura esaminato dei veri esemplare di mantodeo, ma non sapendone una mazza hanno addirittura sbagliato la famiglia di appartenenza. Se questo fosse il caso dell'esempio sopra esposto la specie simile sarebbe una vera Deiphobe mentre la specie descritta sarebbe un Toxoderidae (credo del gruppo degli Euthyphlebs o delle Aethalochroa), non certo una Deiphobe.

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MessaggioInviato: 15/07/2016, 19:06 
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Nome: maurizio pavesi
marco villa ha scritto:
Perfetto. Quindi, le specie semplicemente non andrebbero prese per valide o è necessario pubblicare qualcosa su una rivista dove vengono spiegati i motivi per cui le suddette non siano valide?...

no, una "species inquirenda" è semplicemente una specie per cui al momento non vi sono elementi per capire di cosa di tratta: descrizione insufficiente o contenente affermazioni assurde, come sarebbe descrivere in tre righe, che so, un Orotrechus o un Anillus indicando "occhi poco convessi" (la presenza di occhi, anche se poco sviluppati, escluderebbe automaticamente l'appartenenza all'uno o all'altro genere), località eccessivamente vaga o non plausibile, come sarebbe un Orotrechus descritto ad es. di toscana o di sardegna, etc.

quindi nel tuo caso, se fai ad es. un lavoro sulle Deiphobe, in appendice scrivi qualcosa tipo: "gli autori xx e yy descrivono Deiphobe xyz della "regione di kolhapur", india, senza fissare un holotypus né indicare la sede ove è conservato il materiale; il numero di spine, indicato come discriminante rispetto a D. zkw, esclude a priori l'appartenenza al genere suddetto, e gli altri caratteri utilizzati non permettono di farsi se non un'idea assolutamente vaga circa la stessa reale attribuzione generica della specie, che allo stato attuale non è identificabile

:war0: :war0: :war0: :war0: :war0: "

(l'ultima riga magari tralasciala :lol1: :lol1: :lol1: )

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Nome: Roberto A. Pantaleoni
Purtroppo una gran parte dell'umanità produce questo tipo di prodotti scientifici. E la colpa è in maggioranza imputabile all'altra parte (di umanità).
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Nome: Marco Villani
gomphus ha scritto:
marco villa ha scritto:
Perfetto. Quindi, le specie semplicemente non andrebbero prese per valide o è necessario pubblicare qualcosa su una rivista dove vengono spiegati i motivi per cui le suddette non siano valide?...

no, una "species inquirenda" è semplicemente una specie per cui al momento non vi sono elementi per capire di cosa di tratta: descrizione insufficiente o contenente affermazioni assurde, come sarebbe descrivere in tre righe, che so, un Orotrechus o un Anillus indicando "occhi poco convessi" (la presenza di occhi, anche se poco sviluppati, escluderebbe automaticamente l'appartenenza all'uno o all'altro genere), località eccessivamente vaga o non plausibile, come sarebbe un Orotrechus descritto ad es. di toscana o di sardegna, etc.

quindi nel tuo caso, se fai ad es. un lavoro sulle Deiphobe, in appendice scrivi qualcosa tipo: "gli autori xx e yy descrivono Deiphobe xyz della "regione di kolhapur", india, senza fissare un holotypus né indicare la sede ove è conservato il materiale; il numero di spine, indicato come discriminante rispetto a D. zkw, esclude a priori l'appartenenza al genere suddetto, e gli altri caratteri utilizzati non permettono di farsi se non un'idea assolutamente vaga circa la stessa reale attribuzione generica della specie, che allo stato attuale non è identificabile

:war0: :war0: :war0: :war0: :war0: "

(l'ultima riga magari tralasciala :lol1: :lol1: :lol1: )


Grazue Maurizio. Purtroppo le faccine che imbracciano il fucile non sono indicate per una rivista scientifica :lol1: (di quelle vere).

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MessaggioInviato: 20/02/2020, 11:54 
 

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San Biagio, 20 febbraio
Esprimo una mia sintetica opinione in merito.
Bollettini, riviste, libri e quant'altro sono fatte di persone. In ogni insieme di persone esiste l'onesto, il presunto onesto, il presunto scorretto, lo scorretto, il prestanome...: filtrare tutto è semplicemente impossibile.
La domanda, semmai è un'altra: come si può andare sull'Everest in elicottero e poi vantarsene??? Come si può descrivere una specie nuova che non esiste e pagare 100 euro per mostrare pomposamente la "scoperta"???
Personalmente preferisco dire che non ho mai scoperto nulla, e che specie "nuove"al 90% mi sono in qualche modo state "rubate" da un altro autore che ha avuto il tempismo di catturarle dopo ma di pubblicarle prima.
Purtroppo mi è capitato anche il contrario, e cioè di vedere pubblicati lavori tipo "trovata la specie xy a casa mia" e rifiutati lavori ricchi di dati inediti e contenenti specie ?davvero nuove per chiare motivazioni di clientelismo (ovviamente non faccio nomi, ma di regola in italia).
Premesso che a mio parere non si può dichiarare una specie sicuramente nuova, anche i migliori tassonomisti hanno preso abbagli, e va bene se si è in buona fede, ho avuto a che fare con refereés che hanno perso il mio manoscritto cinque volte, e con uno che mi ha contestato la qualità di disegni e foto che non avevo proprio spedito, come dire: prendo la tua busta e la butto senza nemmeno aprirla.
Penso che sia ancora meno dignitoso che pubblicare una specie inventata. "Chi più boschi bazzica, più lupi incontra."
A proposito: perchè un bollettino di un'altra nazione mi ha accettato il nome di due specie ma non di altre due dichiarando che il nome da me proposto non è disponibile? Cosa mi sfugge?
Adriano cazzuoli


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MessaggioInviato: 20/02/2020, 18:08 
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Nome: Maurizio Gigli
adriano cazzuoli ha scritto:
A proposito: perchè un bollettino di un'altra nazione mi ha accettato il nome di due specie ma non di altre due dichiarando che il nome da me proposto non è disponibile? Cosa mi sfugge?


Non è disponibile quando è già stato usato in precedenza. Anche se poi quella specie è caduta in sinonimia e quel nome non è più valido, resta comunque inutilizzabile, quindi non disponibile. In caso contrario si potrebbe generare confusione.

Prova a fare un controllo (ora, con Internet, è una cosa abbastanza rapida) tra le varie specie già descritte di quel genere, compresi i sinonimi e i nomina nuda, e quelle descritte in generi diversi e poi passate in quello. O in generi poi ridotti a sottogeneri di quel genere. Probabilmente troverai un omonimo delle tue due specie rifiutate.

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Maurizio Gigli
http://utenti.romascuola.net/bups
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Nome: maurizio pavesi
Julodis ha scritto:
adriano cazzuoli ha scritto:
A proposito: perché un bollettino di un'altra nazione mi ha accettato il nome di due specie ma non di altre due dichiarando che il nome da me proposto non è disponibile? Cosa mi sfugge?
Non è disponibile quando è già stato usato in precedenza. Anche se poi quella specie è caduta in sinonimia e quel nome non è più valido, resta comunque inutilizzabile, quindi non disponibile. In caso contrario si potrebbe generare confusione...

scusassero :mrgreen: ma qui si sta facendo un tantino di confusione tra nome utilizzabile e nome disponibile

secondo il codice, un nome disponibile è un nome che ha un suo status nella nomenclatura, in quanto è stato validamente pubblicato, ossia soddisfa le disposizione del codice, in particolare (ma non solo) quelle su "che cosa costituisce (o non costituisce) pubblicazione", indipendentemente dal fatto di essere o meno di per sé un nome valido; a volte con aspetti che possono apparire bizzarri, un'ortografia scorretta successiva di un nome non è un nome disponibile, in quanto è semplicemente un modo sbagliato di scrivere quel nome, invece un'emendazione ingiustificata lo è, in quanto si considera un sinonimo oggettivo juniore del nome emendato

sono ad es. nomi non disponibili quelli pubblicati in un quadrinomio (Xxx yyy ssp. zzz f. www), i nomi descritti come "forma" o "var." a partire dal 1961, quelli descritti come "morpha" o "ab." indipendentemente dalla data di pubblicazione, etc. etc.

in particolare, per quanto riguarda l'argomento degli ultimi messaggi

10.6. Effect of invalidity upon availability
A name once available remains so irrespective of its invalidity as a junior synonym, a junior homonym, an unjustified emendation, an unnecessary substitute name, or a suppressed name, unless the Commission has ruled otherwise [Arts. 78.1, 78.2]. (Even if the taxon concerned is no longer classified as animal its name remains available [Art. 2.2]).


in sostanza, un omonimo più recente di un altro nome non è un nome utilizzabile, ma è e rimane un nome disponibile

circa il fatto che non pochi nomi, in base al codice non disponibili dalla prima descrizione (ad es. perché descritti in quadrinomi), sono attualmente in uso, ricordo che un nome non disponibile non esiste dal punto di vista della nomenclatura, come se non fosse mai stato pubblicato, e quindi non dà luogo a omonimia; di conseguenza, nulla impedisce a chicchessia di usare quel nome abbinandolo in modo valido a uno straccio di descrizione e divenirne così l'autore; faccio presente che diagnosi del tipo "oblongus, niger, nitidus, 5 mm. patria: senegal", come si trovano in antichi lavori, dal punto di vista del codice costituiscono una "pubblicazione" :x

ciò premesso, quanto riportato da adriano

Cita:
... perché un bollettino di un'altra nazione mi ha accettato il nome di due specie ma non di altre due dichiarando che il nome da me proposto non è disponibile? ...

è assolutamente privo di senso compiuto; casomai, proprio il fatto che ci sia già un nome disponibile identico sarebbe un impedimento a crearne uno nuovo, che se pubblicato diverrebbe un omonimo juniore del primo, e quindi non utilizzabile (ma tuttavia a sua volta disponibile); a meno che non ci sia di mezzo un'imprecisione di traduzione di quanto comunicato dalla rivista... ma sono più propenso a credere che siano i responsabili della rivista medesima a non avere chiari i concetti di "nome utilizzabile" e "nome disponibile"

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