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Scutacaridae sp. su Tychus normandi (Staphylinidae Pselaphinae)

20.I.2019 - ITALIA - Emilia-Romagna - RE, Comune di Canossa, loc. Rossena, 400 m


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MessaggioInviato: 24/02/2020, 17:02 
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Nome: Violi Michele
Ieri preparando alcuni coleotterini da vaglio in una zona umida, che in tempo di pioggia diventa un acquitrino temporaneo, ho notato degli acari su alcuni Tychus normandi. Nella provetta c'erano altri insetti di varie famiglie (Hydraenidae, Hydrophilidae, Haliplidae, Carabidae, Erotylidae, Throscidae, Curculionidae, Latridiidae, Scirtidae, altri Staphylinidae e un altra specie di pselafide, Euplectus sp.) ma stavano solo sui Tychus (li aveva circa un quarto degli esemplari). Stanno attaccati al primo sternite (poco saldamente, rispetto ad altri acari, con una leggera pressione con lo spillo si staccano), sul lato sinistro o destro, da uno a due sullo stesso ospite. Le prime tre paia di zampe terminano con unghie, con cui immagino si aggrappino all'ospite, mentre l'ultimo paio termina con lunghe setole, che, come le altre sparse per il corpo, sono a loro volta piumate con piccole setole.
Ho provato a fare qualche ricerca ma non ho trovato niente su acari parassiti di Pselaphinae. Sono curioso di sapere di cosa si tratta e se siano interessanti.
Metto anche una foto da stacking di 17 immagini venuto molto male (artefatti pressoché ovunque, anche l'altra è uno stacking ma di solo 3 immagini e con artefatti molto contenuti) più che altro perché c'è la scala e per chiedere dove sbaglio :?


DSCN0507.JPG

DSCN0513.JPG

New-Out999989.jpg

New-Out999996 - Copia.jpg


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Non ne so nulla, ma seguo con curiosità


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Nome: Violi Michele
Cerca che ti ricerca forse ho trovato qualcosa. Potrebbe essere uno Scutacaridae, qui ne parla abbondantemente, la somiglianza c'è e si legge inoltre che c'è un caso di foresia su pselafidi, per ora unico caso conosciuto, riguardante Imparipes pselaphidorum di Tanzania. Il perchè di questa associazione con uno pselafide sembra essere ancora poco chiaro, anche perchè essendo lo pselafide ospite dell'Imparipes non mirmecofilo (così come i Tychus), non può essere spiegata col commensalismo con formiche tipico di molti acari.

Rettifico: Imparipes (Imparipes) histricinus Berlese, 1903 è segnalato di Tychus mutinensis nella descrizione (pagg. 12-28) e da Paoli, 1911. Sarà lui? :roll:

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MessaggioInviato: 24/02/2020, 23:24 
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Mikiphasmide ha scritto:
Rettifico: Imparipes (Imparipes) histricinus Berlese, 1903 è segnalato di Tychus mutinensis nella descrizione (pagg. 12-28) e da Paoli, 1911. Sarà lui? :roll:
Mi correggo, ho letto di fretta, l'associazione non è segnalata nella descrizione, ma solo in Paoli, 1911 (pag 257-258) in base a esemplari raccolti a Bologna da un certo Dott. Enriques.

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MessaggioInviato: 25/02/2020, 9:18 
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Nome: Loris Colacurcio
Interessante. Anche io ne trovo spesso di questi acari, su varie specie di pselafidi, ma ammetto di essermi sempre limitato ad una veloce occhiata.

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MessaggioInviato: 25/02/2020, 16:00 
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Nome: Violi Michele
Loriscola ha scritto:
Interessante. Anche io ne trovo spesso di questi acari, su varie specie di pselafidi, ma ammetto di essermi sempre limitato ad una veloce occhiata.
Io è la prima volta che li noto, ma di sicuro tu vedi molti più pselafidi di me :mrgreen: Spero tu li abbia tenuti, anche inclusi in euparal, almeno le associazioni sono inedite (sempre che si tratti della stessa famiglia) e viste le numerose recenti descrizioni sembra sia facile trovare nuove specie.
Comunque di questi acari ne vedo almeno due tipi diversi, che penso siano specie differenti, dato che si legge che il maschio non fa foresia.

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MessaggioInviato: 25/02/2020, 17:29 
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:) :)

Complimenti per questa interessante scoperta e la documentazione, e complimenti anche per l'entusiasmo e l'interesse per l'argomento.

Che si tratti di Scutacaridae non c'è alcun dubbio. Conosco pochissimo questa famiglia, rappresentata nella mia collezione da qualche specie ottenuta da campioni vari di vagliatura di suolo e soprattutto da nidi di formiche. Quando li ottengo da questi ultimi ormai non li conservo neanche più.

Come avrai ormai avuto modo di leggere sono acari ubiquitari, foretici (non parassiti) su vari artropodi. Alcune specie sono state trovate addirittura su altre specie di acari foretici (iperforesia)!

Per quanto riguarda l'identificazione a livello di specie non ti sei certo scelto un gruppo facile da studiare. Oltre a valere quello che vale in generale per lo studio degli acari (esame di caratteri microscopici da esemplari opportunatamente preparati), questi sono in più acari "piccoli", per studiare i quali servono ingrandimenti spinti (superiori a 400X).

Per renderti conto della difficoltà puoi scaricarti la monografia di Khaustov (attuale specialista mondiale di questa famiglia) al link sotto e provare a identificare prima il genere, per poi passare.... alla specie:

https://www.researchgate.net/publicatio ... alaearctic

E' un lavoro un po' datato e non escludo che ci sia qualcosa di più recente, ma è un buon inizio. Se incontri delle difficoltà ne riparliamo. Di sicuro dalle tue foto non è possibile arrivare ad identificare la specie (probabilmente anche per uno specialista del gruppo).

La specie che citi potrebbe essere una buona traccia, ma bisogna prima verificare i caratteri. Inoltre, per l'unicità dell'associazione Scutacaridae-Pselaphidae bisogna spulciare bene la letteratura (nel lavoro di Khaustov viene citata ed è possibile che siano note altre specie).

Per le difficoltà dello stacking con foto di questo tipo bisognerebbe aprire una discussione a parte.

Sicuro che i Tychus non siano associati in qualche modo alle formiche?

:hi:

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MessaggioInviato: 25/02/2020, 18:12 
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Ciao Massimo, grazie mille per la risposta!
Purtroppo mi sono accorto della difficoltà nell'osservazione al microscopio e nel fotografare queste bestioline, avevo già scaricato il lavoro di Khaustov ma ho desistito dopo le prime voci della chiave dei generi, dato che bisogna distinguere certe setole, non facile con i miei insufficienti strumenti (e l'acaro, un groviglio di setole, non aiuta!). Ma ci posso riprovare.

Raubmilbe ha scritto:
La specie che citi potrebbe essere una buona traccia, ma bisogna prima verificare i caratteri. Inoltre, per l'unicità dell'associazione Scutacaridae-Pselaphidae bisogna spulciare bene la letteratura (nel lavoro di Khaustov viene citata ed è possibile che siano note altre specie).
Per l'associazione con gli Pselaphinae mi sono basato sulla revisione della Baumann del 2018 che ho citato, assumendo che sia completa di tutte le associazioni con coleotteri conosciute finora.

Raubmilbe ha scritto:
Per le difficoltà dello stacking con foto di questo tipo bisognerebbe aprire una discussione a parte.
Sicuramente il mio setup è al limite del fattibile (compatta collegata con adattatore artigianale al microscopio, tra l'altro con polvere sia sul sensore della macchina che all'interno degli oculari del microscopio), ma le foto singole sono abbastanza nitide, poi quando faccio lo stacking viene quello strano effetto.

Raubmilbe ha scritto:
Sicuro che i Tychus non siano associati in qualche modo alle formiche?
A quanto ne so i Tychus non figurano tra gli pselafidi mirmecofili, e a parte frequentare lo stesso ambiente (in questo caso lettiera) non dovrebbero avere rapporti diretti con le formiche. Può essere che sia uscita qualche formica da quella vagliata, ma non ne ho raccolte. Comunque forse Loris potrà essere più preciso.

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MessaggioInviato: 26/02/2020, 12:46 
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Ho dato un'occhiata al lavoro di Khaustov e il genere Imparipes sembra corretto (fig 6-2, p. 13), ma da foto non riesco a procedere oltre con le chiavi.

Ho cercato anche altre associazioni note con gli Pselaphidae, ma non ho trovato nulla, oltre i lavori di Ebermann del 1988 e di Paoli del 1911, già trovati da te. Però sembra che qualche specie di Tychus sia stata trovata con le formiche (T. niger/Lasius fuliginosus):

https://journal.fi/entomolfennica/artic ... 133/43221/.

Sospetto che hai saltato parecchi piani focali, ma come hai fissato/preparato gli acari per fotografarli? Quale programma hai utilizzato per lo stacking?

:hi:

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MessaggioInviato: 27/02/2020, 1:31 
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Ho provato a riprendere le chiavi con gli acari sotto microscopio, ma niente, in alcuni casi non riesco neanche a distinguere la tibia o quanti segmenti hanno le zampe o da dove partano di preciso certe setole. Continuo a pensare che ci siano almeno due specie diverse (se non addirittura due generi diversi) una, la più abbondante, quella della prima foto, e un'altra in un solo esemplare, quello della seconda foto. Le zampe IV sono molto diverse, così come le cosiddette "setole ps" del bordo posteriore.
Metto qualche altra pietosa foto per sapere un tuo parere. L'ex 1 si riferisce al primo acaro del primo post, l'ex 2 al secondo, quello con le dimensioni.

Raubmilbe ha scritto:
Sospetto che hai saltato parecchi piani focali, ma come hai fissato/preparato gli acari per fotografarli? Quale programma hai utilizzato per lo stacking?
E io che pensavo di averne fatti anche troppi e che la mia compatta non avesse abbastanza risoluzione per distinguere piani focali troppo vicini... comunque ho fatto le foto con gli acari inclusi in glicerina, ho provato a fare un preparato con vetrino porta e copri oggetto ma l'acaro si schiacciava. Ho usato CombineZP.

Massimo se sei interessato a studiare gli esemplari te li faccio avere volentieri, a questo punto sono curioso di sapere cosa sono :ok:


EX 2 setole ps
ex2.jpg

EX 2 zampa IV
ex2 (2).jpg

EX 1
ex1.jpg


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MessaggioInviato: 27/02/2020, 13:35 
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Sì, guardando le setole ps sembrano due specie diverse, ma probabilmente dello stesso genere. Il fatto che tu non riesca a distinguere bene i dettagli posso immaginare che dipenda da due cose: gli esemplari non sono chiarificati e non sono schiacciati in una certa misura. I preparati microscopici, temporanei o permanenti che siano, vanno allestiti in un certo modo. Ci sono degli accorgimenti per impedire che gli esemplari vengano schiacciati eccessivamente, ma anche in questi casi possono andare bene se sei fortunato che l'esemplare non si giri lateralmente.

Molto in breve.
Per fare stacking a questi ingrandimenti gli esemplari non si devono muovere. La glicerina non va bene, se gli esemplari non sono tenuti fermi da un debole schiacciamento tra coprioggetto e portaoggetto, perché ovviamente rimane fluida. Ti possono sembrare fermi, ma basta una debole inclinazione del piano di lavoro su cui si trova il microscopio per "viaggiare" alla grande. Anche le microvibrazioni devono essere ridotte il più possibile.
A questi ingrandimenti, servono molti più piani focali (soprattutto se gli esemplari non sono parzialmente schiacciati). Ad esempio per delle setole così lunghe ne possono servire varie decine (dipende sempre comunque dall'ingrandimento che usi e dal grado di schiacciamento).
Immaginavo che avessi usato CombineZP perché gli stessi artefatti li ho ottenuti inizialmente anche io (con questo effetto di foto "impastata"). Non ho capito se è un problema intrinseco di questo programma (nonostante sia stato progettato per la fotografia al microscopio) o dipende da qualche tipo di settaggio (in ogni caso le regolazioni con CombineZP, con il sistema a finestre che possiede, non sono proprio così immediate). Comunque, a parità di condizioni (ad esempio con un numero ottimale di piani focali) si ottengono risultati decisamente superiori (assenza quasi completa di quegli artefatti) con Zerene ed Helicon Focus (usati con i settaggi di default).

Posso provare io a determinare gli esemplari che hai raccolto. L'ho faccio con molto piacere, ma mi piacerebbe che in Italia ci fosse qualcun altro che si dedicasse allo studio di queste bestioline (anche perché i gruppi di cui mi occupo seriamente sono ben altri e comunque già troppi), soprattutto se trattasi di giovani leve.

:hi:

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Grazie per le precisazioni Massimo, ho riprovato a fare un preparato temporaneo, sempre con glicerina, sperando che essendo più densa schiacciasse meno gli acari. Poi ho provato a fare lo stacking anche con Zerene (Helicon Focus non c'è per pc a 32bit come il mio). Non vengono gli artefatti di Combine ma in compenso l'immagine perde nitidezza. Sicuramente non conosco abbastanza i due programmi per farli funzionare a piena potenzialità, e devo ancora capire se con questi soggetti è meglio fare lo stacking con PMax o DMap. Metto due stacking con lo stesso soggetto, 22 scatti, uno con Zerene e uno con Combine.
Ho provato anche a osservare a 100x con l'olio a immersione, soprattutto per capire come è fatta la zampa IV dell'ex 2 per poter applicare almeno la prima voce della chiave di Khaustov. A me sembra ci siano 4 segmenti con pretarso assente, il che porterebbe agli ultimi 4 generi della chiave. La zampa mi sembra molto simile a quella dei Scutacarus (fig. 7, 2). O sbaglio?
Di sicuro nell'ex 1 il pretarso c'è ed è ben sviluppato, quindi siamo tra i primi generi della chiave.

Raubmilbe ha scritto:
Posso provare io a determinare gli esemplari che hai raccolto. L'ho faccio con molto piacere, ma mi piacerebbe che in Italia ci fosse qualcun altro che si dedicasse allo studio di queste bestioline (anche perché i gruppi di cui mi occupo seriamente sono ben altri e comunque già troppi), soprattutto se trattasi di giovani leve.
Se con giovani leve ti riferisci a me ti ringrazio per la fiducia ma gli insetti mi tengono già abbastanza occupato :D Ma non si sa mai, la microscopia mi appassiona molto e gli acari visti al microscopio sono davvero belli. Se ci sei a Modena ad aprile te li porto, così scambiamo anche qualche chiacchiera...


Zampa IV ex 2
New-Out99998.jpg

EX 2 - Zerene
2020-02-27-15.35.04 ZS PMax.jpg

EX 2 - CombineZP
New-Out99999.jpg


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Questa volta forse li hai schiacciati un po' troppo.... Se continui ad usare la glicerina (che rimane liquida), la prossima volta prova a mettere tra coprioggetto e portaoggetto 4 piccoli frammenti di setole di pennello per pittura, disposti ai quattro angoli, e in mezzo mettici gli acari. Non dovrebbero schiacciarsi a quel modo e allo stesso tempo dovrebbero rimanere fermi. In alternativa, dovresti usare un mezzo di inclusione che solidifica, che se usato in eccesso non permette al coprioggetto di schiacciare oltre misura il campione (ma qui si aprirebbe un discorso molto lungo).

Con Zerene decisamente meglio, ma devi fare ancora molte prove per risultati migliori. Per ottenere uno stack di un'immagine così in toto servono molti più fotogrammi. E' ovvio che si deve trovare un equilibrio tra la qualità dell'immagine finale e il numero di fotogrammi, ma devi considerare che più noti delle differenze passando da un'immagine all'altra più lo stacking viene male. Se invece il cambiamento è impercettibile lo stacking viene quasi perfetto (questo è quello che ho osservato con le foto fatte ad alti ingrandimenti al microscopio biologico).

In breve, il metodo PMax ti permette di ottenere maggiori dettagli, ma si porta dietro maggiore rumore di fondo. Nel caso del DMap è il contrario. Ma si possono fare diverse regolazioni per entrambi i metodi. Il consiglio è di provare sempre entrambi con diverse combinazioni di parametri per trovare il settaggio ottimale per quel particolare soggetto (come viene anche consigliato dai creatori del programma).

Sì, anche io per la seconda specie arrivo a Scutacarus, ma oltre non si può andare (a meno di fare delle foto ad hoc carattere per carattere seguendo le chiavi). Conservali in alcool 70% ;)

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Grazie mille Massimo per i nuovi consigli sullo stacking, che mi saranno davvero molto utili. Continuerò a provare per migliorare la tecnica.

Raubmilbe ha scritto:
Questa volta forse li hai schiacciati un po' troppo.... Se continui ad usare la glicerina (che rimane liquida), la prossima volta prova a mettere tra coprioggetto e portaoggetto 4 piccoli frammenti di setole di pennello per pittura, disposti ai quattro angoli, e in mezzo mettici gli acari. Non dovrebbero schiacciarsi a quel modo e allo stesso tempo dovrebbero rimanere fermi. In alternativa, dovresti usare un mezzo di inclusione che solidifica, che se usato in eccesso non permette al coprioggetto di schiacciare oltre misura il campione (ma qui si aprirebbe un discorso molto lungo).
In realtà solo quello della foto si è schiacciato così tanto da deformarsi, infatti mi sembra più chiaro e meno chitinizzato degli altri due acari che c'erano nel vetrino e che non si sono deformati, ma che non ho fotografato.

Raubmilbe ha scritto:
Sì, anche io per la seconda specie arrivo a Scutacarus, ma oltre non si può andare (a meno di fare delle foto ad hoc carattere per carattere seguendo le chiavi). Conservali in alcool 70% ;)
Quindi come pensavo due generi diversi. Purtroppo di Scutacarus c'è solo questo esemplare, gli altri appartengono tutti a Imparipes o genere vicino. Te li ho messi in alcool 70%, 7 in tutto, insieme ad altri due acari usciti dalla stessa vagliata (forse un Oribatida e un Mesostigmata?).

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