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Latipalpis (Latipalpis) plana plana (A. G. Olivier, 1790) Dettagli della specie

28.IV.2015 - ITALIA - Emilia-Romagna - BO, Imola, via Bergullo


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Autore Messaggio
MessaggioInviato: 28/04/2015, 17:13 
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Iscritto il: 06/11/2011, 23:59
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Nome: Carlo Arrigo Casadio
Oggi ho avuto una visione :shock: :shock:
Guardando dentro una delle scatole con legno di quercia raccolto a fine inverno sulle colline Imolesi ho visto questa meraviglia :p :p
E' da parecchi mesi che l'aspettavo ma non ci speravo molto........ed invece oggi :hp: :hp:
Lunghezza 21mm
Latipalpis plana.jpg



Il posto si trova a pochi km da Imola, sul confine tra le provincie di Bologna e Ravenna a circa 250/300 m slm (ho provato ad inserire una mappa ma non ci sono riuscito :no1: :no1: )
Questa la pianta da cui proviene la legna
Quercia Latipalpis.jpg


Dovrebbe essere la prima segnalazione per l'Emilia Romagna e forse la prima del versante nord degli Appennini :D
Ad un paio di km a nord da li c'è il posto dove ad Agosto trovai le prime tracce ed un paio di larve.
Probabilmente è presente anche sulla vena del gesso romagnola, le cui condizioni ambientali dovrebbero esserle ancora più favorevoli.

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Carlo Arrigo

"Solo un entomologo può capire il piacere da me provato nel cacciare per ore in qua e in là, sotto il sole cocente, tra i rami e i ramoscelli e la corteccia degli alberi caduti"
Alfred Russel Wallace


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MessaggioInviato: 28/04/2015, 19:10 
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Iscritto il: 22/12/2009, 13:31
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Nome: Francesco Izzillo
Carlo A. ha scritto:
Oggi ho avuto una visione :shock: :shock:
Guardando dentro una delle scatole con legno di quercia raccolto a fine inverno sulle colline Imolesi ho visto questa meraviglia :p :p
E' da parecchi mesi che l'aspettavo ma non ci speravo molto........ed invece oggi :hp: :hp:
Latipalpis plana.jpg


Il posto si trova a pochi km da Imola, sul confine tra le provincie di Bologna e Ravenna a circa 250/300 m slm (ho provato ad inserire una mappa ma non ci sono riuscito :no1: :no1: )
Quercia Latipalpis.jpg

Dovrebbe essere la prima segnalazione per l'Emilia Romagna e forse la prima del versante nord degli Appennini :D
Ad un paio di km a nord da li c'è il posto dove ad Agosto trovai le prime tracce ed un paio di larve.
Probabilmente è presente anche sulla vena del gesso romagnola, le cui condizioni ambientali dovrebbero esserle ancora più favorevoli.

La "tua" quercia ha molti rami nelle tipiche condizioni da attacco di Latipalpis (e anche Kisanthobia...) e prima di loro il Coraebus fasciatus. :hi:

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Francesco Izzillo


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MessaggioInviato: 28/04/2015, 19:18 
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Nome: Alessio Morelli
Bellissima :p


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MessaggioInviato: 28/04/2015, 21:20 
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Nome: Danilo Mario Piccolino
:ok: sono contento Carlo.....a Modena eri speranzoso ed adesso ne hai la conferma.

:hi:

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Danilo


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MessaggioInviato: 28/04/2015, 21:41 
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Nome: Maurizio Gigli
Bel ritrovamento. La quercia in foto è proprio una pianta da Latipalpis, ma la località è molto interessante. Credo che sia effettivamente il primo ritrovamento sul versante adriatico. Chissà se ha esteso di recente il suo areale o se c'è sempre stata?

Del resto, la distribuzione delle Latipalpis plana ed affini mi ha sempre lasciato perplesso: Latipalpis plana plana a distribuzione tirrenica, Latipalpis plana berytensis di Libano, Siria, ecc., Latipalpis margotana (molto affine a plana) di Creta.
Chissà che la distribuzione di questi taxa non sia più ampia di quanto sappiamo? Questo è un insetto che, benché vistoso, non si vede facilmente, se non presente in buon numero, poichè l'adulto sta normalmente sulle chiome degli alberi. Al contrario, nel legno si trova senza particolari problemi. Ma se molto scarso, può facilmente sfuggire alle ricerche.

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Maurizio Gigli
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MessaggioInviato: 28/04/2015, 22:52 
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Iscritto il: 23/09/2009, 15:14
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Località: Verona
Nome: Alessandro Pinna
Grande Carlo! Fantastico ritrovamento. :ok:
Questo tuo ritrovamento forse conferma una cosa su cui riflettevo solo due giorni fa. Nel 2013 avevo raccolto in quel di Meldola un paio di rami morti di roverella, attaccati ad una pianta ancora viva sul lato di una strada. All'interno di uno di questi, da cui finora sono schiusi solo P. alni, avevo intercettato una galleria che ho sempre pensato fosse tipica, per forma e dimensioni, di un buprestidae ma che esludendo Latipalpis per via della sua distibuzione, non sapevo a chi attribuire. Ebbene, come scrivevo poc'anzi, solo l'altro ieri ho pensato: "ma se invece la Latipalpis ci fosse anche in Romagna?" Non abbiamo forse esteso in poco tempo l'areale di E. micans all'Emilia Romagna e poi al Veneto grazie ai ritrovamenti segnalati qui sul forum?
Insomma, ora che vedo il tuo post, mi sa che anche la galleria che avevo intercettato apparteneva a questa bella specie, presente anche sul versante adriatico. :hp:

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AleP


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MessaggioInviato: 29/04/2015, 4:10 
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Località: Roma
Nome: Maurizio Gigli
E qui torna la domanda: era presente anche prima sul versante adriatico e nessuno se n'era mai accorto, o l'ha raggiunto da poco?
Come dicevo, se presente sporadicamente, può passare facilmente inosservata, ma se si fanno ricerche specifiche per gli xilofagi, soprattutto con allevamenti, prima o poi questa specie esce fuori, anche per il fatto che resta adulta in celletta per tutto l'inverno e attacca rami morti, anche di dimensioni non eccessive (anche 4-5 cm di diametro), che sono i più facili da prelevare. Il fatto che in Romagna siano state fatte in passato ricerche piuttosto approfondite di xilofagi (basti pensare al fatto che ci hanno raccolto per decenni due entomologi del calibro di Sama e Magnani), senza che se ne vedesse mai traccia, mi fa propendere per l'ipotesi di un ingresso recente della specie nella regione. Non so se trasportata involontariamente dall'uomo col legname, cosa possibile, visto il tipo e le condizioni del legno attaccato, o perchè le condizioni climatiche siano cambiate quel tanto che è bastato per permettergli di scavalcare la dorsale appenninica.
Del resto, si accompagna al caso analogo della Eurythyrea micans citato da Alessandro, o all'altro caso, forse ancor più misterioso, di Acmaeodera tassii, inizialmente nota solo per il Sud Italia e Sicilia, che negli ultimi anni è stata trovata prima nelle Marche e poi, in sequenza, in Umbria e Lazio settentrionale, e che sono propenso a credere che presto si troverà anche qui intorno a Roma (per quest'ultima specie mi sembra molto plausibile una importazione accidentale nell'Appennino settentrionale, seguita da una acclimatazione e progressiva estensione verso Sud).
Ci sono anche altri casi di Buprestidae che negli ultimi anni si stanno ritrovando in regioni diverse da quelle per cui era nota la presenza. In alcuni casi si tratta solo, probabilmente, di un miglioramento della nostra conoscenza del loro effettivo areale, come ad esempio per Acmaeoderella normanna, Anthaxia midas o Cylindromorphus gallicus angelinii, mentre in altri casi si tratta in maniera evidente di una effettiva espansione dell'areale della specie, come in Anthaxia passerinii o Anthaxia liae.

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Maurizio Gigli
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MessaggioInviato: 29/11/2015, 12:07 
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Nome: Carlo Arrigo Casadio
Riprendo in mano questo post per aggiungere alcune immagini e chiedere chiarimenti sulla biologia di questo gioiello.
Prima cosa inserisco la mappa con segnati i due siti dove ho trovato le larve

La linea gialla è la via Emilia, quella arancione l' autostrada A14
Latipalpis.jpg



Poi una foto (presa però da Google Maps) della prima pianta su cui l'ho trovata.

Via Bergullo.jpg



Ho evidenziato un ramo di circa 4 cm di diametro che ho raccolto la settimana scorsa perché durante l'estate si era seccato (a primavera aveva aperto le foglie e sembrava sano) sperando di poterci trovare qualcosa.
Purtroppo tagliandolo per metterlo nella scatola ho tagliato in due una larva di Buprestide di circa 2/2,5 cm e che penso potesse essere di Latipalpis :x :x (spero non fosse l'unica).
La larva era sotto corteccia ed il legno è ancora piuttosto duro e compatto.
Osservando le tre piante su cui ho raccolto le larve ho notato che stanno deperendo piuttosto rapidamente, il fatto di aver trovato una larva abbastanza grande in un ramo apparentemente sano fino a pochi mesi fa mi induce a pensare che la Latipalpis possa attaccare anche i rami non completamente morti accelerando il loro deperimento.

Le foto di seguito sono relative ad una terza pianta, vicino alla precedente, che durante l'estate ha subito un tracollo notevole, seccando circa un 30% dei rami sopra ai 5 cm di diametro; in due foto si notano i fori di vecchie gallerie.

Via Bergullo 2.jpg



Via Bergullo 1.jpg



Via Bergullo 3.jpg



Durante l'estate del 2014 la pianta era stata pulita dai rami secchi, lasciando solo quelli vegetati; in realtà tutte le piante del parco (è un'abitazione privata) sono in uno stato di continua sofferenza, il terreno è infatti molto argilloso con alcune vene di sabbia gialla. Queste condizioni non favoriscono certo lo sviluppo degli alberi ed in estati calde e secche come quella del 2015 mettono notevolmente in crisi tutte le piante del giardino.

Quello che mi chiedo è se la Latipalpis può diventare ospite primario e contribuire ad accelerare la morte della pianta attaccando anche rami sofferenti ma ancora verdi.

Durante l'estate ho cercato attivamente gli adulti su queste piante e altre vicine (ma ancora sane) senza alcun successo; per ora, a parte 5 o 6 larve "scannate" tagliando i rami per inscatolarli ho ottenuto un solo esemplare adulto.
L'ultima domanda è se ci sono parassiti specifici per le sue larve.
Grazie a tutti.

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Carlo Arrigo

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