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Problemi biogeografici, 9: la fauna endemica delle isole tirreniche



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MessaggioInviato: 03/02/2020, 13:01 
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Nome: Riccardo Poloni
Qualche giorno fa, venerdì per la precisione, discutevamo con Marco Villani del fatto che Maiorca e in generale le baleari non avessero molti endemismi, in confronto a isole come la Sardegna, che ne ha molti di più. Entrambi eravamo d'accordo sul fatto che l'area molto minore dell'isola fosse una delle cause, in accordo con la celeberrima teoria delle biogeografia delle isole, ma avevamo qualche dubbio su un altro punto della teoria, la vicinanza dalla costa. Le baleari sono, secondo me, più connesse al continente, grazie ad alcune isolette che si interpongono, mentre la Sardegna è ben più isolata.
Una premessa: queste discussioni biogeografiche sono puramente ipotetiche, non abbiamo modo di provare quello che diciamo, con analisi filogeografiche o tornando indietro di qualche milione di anni, quindi non scandalizzatevi se si fanno ipotesi, più o meno plausibili.
Riflettendo su questi temi, ho ampliato la riflessione alle isole tirreniche e mi è venuto in mente che la Sardegna ha delle catene montuose importanti, mentre Madera e le altre baleari no, cosa che può contribuire notevolmente alla formazione e alla persistenza degli endemismi, visto che le Montagne spesso sono "isole nelle isole", ovvero hanno condizioni ambientali e climatiche che spesso non si ritrovano sulla costa.
Cercando qualche appiglio nella letteratura, ho trovato questo articolo, che metterò a breve, molto bello, tratto da un libro. Fa chiarezza su alcuni concetti e soprattutto mi risparmia il lavoro di elencare le specie di Lepidotteri endemici che era una cosa che volevo fare per la discussione qui sul forum.

Grill_2004_thyrrenian_islands_biogeography.pdf [3.72 MiB]
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Metto quindi una tabella con le specie di Lepidotteri e Cerambycidae endemici della Sardegna, della Corsica e delle Baleari, visto che sono i gruppi che conosco di più. Quello che emerge è che la fauna delle baleari è povera di endemismi, mentre quella della Sardegna e della Corsica è ricchissima di endemismi.
Ma torniamo a noi, perchè? Per fare un rapidissimo sommario geologico, la Corsica e la Sardegna si sono separate dalla costa nell'oligo-miocene (33 ma), si è quindi formato un nuovo bacino, il bacino "Liguro-Provenzale". Semplificando molto, durante la crisi di salinità del Messiniano che ha quasi completamente disseccato il Mediterraneo, la Sardegna e la Corsica erano ovviamente collegate e collegate alla costa Italiana e all'Elba, nonchè al Sud della Francia. In più in periodi più recenti, nel Quaternario, la Sardegna era di nuovo collegata all'Elba e alla Corsica, con quest'ultima anche durante il massimo glaciale di 20000 anni fa, quindi in periodi recentissimi. Corsica e Sardegna sono state quindi collegate per molto tempo e in periodi molto recenti. Facendo un sommario delle conclusioni che possiamo ricavare:

1) Non c'è ragione di credere che specie vagili, buoni volatori e ampiamente distribuiti nelle isole non potessero passare da un'isola all'altra durante i periodi di collegamento tra queste anche molto recenti;
2) La separazione tra le due isole e la Francia è molto antica, ma c'è stato un collegamento discontinuo nel Messiniano, quindi si può presupporre che specie presenti anche in Francia abbiano avuto il tempo di speciare, ma anche di rimescolarsi con le popolazioni francesi;
3) si può anche supporre che ci sia stata durante il messiniano una ricolonizzazione delle isole da parte di alcuni elementi.
4) altre specie, poco vagili o con esigenze cologiche particolari, potrebbero essere rimaste "intrappolate" in una delle due isole dopo la prima separazione, o dopo la crisi di salinità, impossibilitate a colonizzare l'altra isola.

Tutte queste ipotesi sono probabili, e a dimostrare che spesso tutte le ipotesi sono realistiche, abbiamo qui delle specie che probabilmente hanno seguito tutti questi percorsi. Alcuni esempi qui sotto:

Vesperus macropterus: specie endemica della Sardegna, presente solo nel sud dell'isola, parente stretta di un'altra specie (Vesperus conicicollis) presente in Marocco e Penisola Iberica, di cui fino a poco tempo fa era considerata una sottospecie. Questa specie probabilmente era già in Sardegna prima del distacco dell'isola dalla Spagna, e visto che le femmine sono attere, probabilmente non è riuscita ad attraversare la Sardegna e arrivare in Corsica.
Vesperus luridus: un'altra specie con femmine attere, che però è distribuita in Corsica, Sardegna settentrionale e Italia. La spiegazione per me più plausibile è che la specie sia arrivata durante il collegamento col l'Isola d'Elba e la Toscana durante il messiniano, periodo relativamente recente, infatti non ha formato sottospecie o specie differenti. La cosa però non è del tutto convincente.
Semanotus laurasii: specie presente in Corsica e Sardegna con la ssp. corsicus, ma presente con la ssp. nominale anche in Spagna e Francia. Non riesco a dire se è più probabile che si sia separata dopo il messiniano o già prima, ma non si sia potuta espandere.
Pseudophilotes barbagiae: endemita sardo, specie simile al Pseudophilotes baton, presente in tutta Europa, tuttavia è ben differenziato e legato a una pianta ospite endemica, Thymus herba-barona. Questa specie è forse rimasta in Sardegna dalla separazione dell'isola dalla Spagna e poi non è più riuscita a diffondersi, avendo una distribuzione limitata dalla pianta ospite e dai rilievi.
Hipparchia aristaeus: caso analogo, endemita sardo-corso non limitata però dalla pianta ospite, distribuita soprattutto sui rilievi ma non esclusivamente, in grado forse di passare da Corsica a Sardegna in presenza di una continuità degli habitat. Leonardo mi fa notare che (contrariamente a quanto avevo letto) c'è anche all'Elba ed è una prova in più della sua mobilità.

Per quel che posso vedere, tendenzialmente i lepidotteri, che sono volatori migliori, si trovano sia in Corsica che in Sardegna, a parte i casi di specie con esigenze ecologiche particolari come lo Pseudophilotes, mentre tra i coleotteri sono più frequenti i casi di specie presenti solo in Corsica o solo In Sardegna. Questo è spiegato dalla minore mobilità. Tra i coleotteri sono presenti anche specie che si trovano anche in Francia. Non so esattamente il perchè, ma il fatto che non abbiano specie diverse ma al più sottospecie potrebbe essere spiegato sì da una colonizzazione più recente, ma forse anche dal numero minore di generazioni per anno per i Cerambycidae, che, grossolanamente, è la causa di un tempo di speciazione più lungo. Per cui, potrebbero essere relitti che però non hanno ancora avuto modo di separarsi completamente.
Un caso un po' diverso è quello della Parmena solieri, presente in Sardegna e in Francia con la ssp. nominale e all'Elba, con la ssp. lanzai. Essendo attera e poco mobile, non è molto verosimile che nel messiniano o addirittura nel Quaternario sia arrivata dalla Sardegna all'Elba differenziandosi, mentre in Sardegna dove c'è da più tempo, sia rimasta invariata. I casi sono due, o la ssp. lanzai non è una buona sottospecie oppure la solieri all'Elba ci è arrivata dalla Liguria in tempi meno recenti, diventando poi una ssp. diversa. Ci sono altri casi simili, tra i lepidotteri, per esempio, Euchloe tagis, che è presente nella penisola Iberica, sud della Francia, in Liguria e poi nelle coste Toscane. Questa specie inoltre è costiera e sta su essenze presenti sul mare, spesso nel legno già molto vecchio. Se quindi prendiamo per buona l'ipotesi di arrivo dalla Sardegna, non è impossibile che sia arrivata all'elba con della legna trasportata dalla corrente.
Il Vesperus luridus, tra tutti, è il caso più strano. Non capisco come possa esserci arrivato in Sardegna e Corsica essendo poco mobile.

Infine, le Baleari per quel che mi risulta non hanno farfalle endemiche (ma chiedo ai farfallari di correggermi) e hanno un solo Cerambycoideo endemico, il Vesperus nigellus.

Detto ciò, questo argomento lancia l'esca per il prossimo approfondimento, le specie a distribuzione Iberico-Provenzale e in generale le specie ampiamente distribuite in Penisola Iberica e Francia e che arrivano o no in Liguria.

Bene, aprite il fuoco, mi aspetto qualche critica, soprattutto dal Liberto :gh:

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MessaggioInviato: 03/02/2020, 13:26 
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Plagionotus ha scritto:

Hipparchia aristaeus: caso analogo, endemita sardo-corso (c'è anche all'Elba)........


Un caso un po' diverso è quello della Parmena solieri, presente in Sardegna e in Francia con la ssp. nominale e all'Elba, con la ssp. lanzai..... (sono state sinonimizzate) .... :gh:
:ok:
CeccoliniTerzani2017.pdf [1.05 MiB]
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:ok:



Ciao Riccardo. :lov2:
Non entro nel merito, perché in questo momento non posso scrivere....ma ho apportato un paio di correzioni per la "parte geografica" che mi compete! :lol:

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MessaggioInviato: 03/02/2020, 15:08 
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Nome: Riccardo Poloni
Ho pasticciato con la scrittura. Della solieri lanzai lo so che è stata messa in sinonimia...ma non tutti sono d'accordo.
Sulla Hipparchia, non sapevo che stesse all'Elba...

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MessaggioInviato: 03/02/2020, 15:40 
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Nome: Marco Villani
Ciao Riccardo. Vedo con piacere che hai avviato un nuovo interessante dibattito che ci aveva già coinvolti in privato :)

Innanzitutto ti ringrazio per tutte le informazioni utili che hai riportato e che, in parte, non conoscevo. Per esempio non mi risultava che la Corsica-Sardegna fosse collegata direttamente alla Toscana durante l'ultimo massimo glaciale. A giudicare da Google Earth sembra che il punto più prossimo tra i due territori sia posto tra l'estremità nord-orientale della Corsica e la zona di Capraia, ma le due aree appaiono divise da un discreto braccio di mare relativamente profondo di circa 10 chilometri.

Per quanto riguarda la separazione oligo-miocenica, credo che sia ormai impossibile ritrovare gli stessi elementi (intesi come specie) nella terraferma spagnola-provenzale poiché è passato troppo tempo.
Personalmente non ho mai trovato somiglianze tra la fauna provenzale e quella sardo-corsa. Gli elementi in comune, solitamente, sono presenti anche in Spagna.
Penso che la crisi di salinità del Messiniano possa spiegare la presenza di molte specie in Corsica, Sardegna e Baleari, che, se ho capito bene, erano tutte collegare alla terraferma. Si parla comunque di 5 milioni di anni fa, quindi trovo difficile che non ci sia stata una differenziazione a livello specifico. Al massimo si possono trovare somiglianze di gruppi di specie, o medesimi generi.

Plagionotus ha scritto:
Riflettendo su questi temi, mi è venuto in mente che la Sardegna ha delle catene montuose importanti, mentre Madera e le altre baleari no, cosa che può contribuire notevolmente alla formazione e alla persistenza degli endemismi, visto che le Montagne spesso sono "isole nelle isole", ovvero hanno condizioni ambientali e climatiche che spesso non si ritrovano sulla costa.

Sicuramente in Sardegna e soprattutto in Corsica ci sono montagne più alte che a Mallorca (dove comunque ci sono estese zone al di sopra dei 1000 metri), ma molti endemismi delle prime due non sono legati a zone montane. Anzi, io conosco soprattutto specie della macchia mediterranea.

Plagionotus ha scritto:
Le baleari sono, secondo me, più connesse al continente, grazie ad alcune isolette che si interpongono, mentre la Sardegna è ben più isolata.

Non sono a conoscenza di prove di una passata esistenza di isolette tra Spagna e Baleari che potessero fungere da collegamento. Attualmente la distanza minima tra Ibiza e la Spagna è di circa 85 chilometri e durante l'ultimo massimo glaciale doveva essere intorno ai 55. Erano comunque più lontane di quanto lo fosse la Corsica dalla Toscana.

Plagionotus ha scritto:
Vesperus macropterus: specie endemica della Sardegna, presente solo nel sud dell'isola, parente stretta di un'altra specie (Vesperus conicicollis) presente in Marocco e Penisola Iberica, di cui fino a poco tempo fa era considerata una sottospecie. Questa specie probabilmente era già in Sardegna prima del distacco dell'isola dalla Spagna, e visto che le femmine sono attere, probabilmente non è riuscita ad attraversare la Sardegna e arrivare in Corsica.

33 milioni di anni mi sembrano davvero tanti per una differenziazione così lieve. Sul fatto che manchi in Corsica, non penso che non sia riuscita ad arrivarci, dal momento che Corsica e Sardegna sono state costantemente unite fino a tempi recenti (tanto che la fauna del nord della Sardegna a volte è più simile a quella corsa, vedi ad esempio il Percus grandicollis). Anzi, è probabile che in passato ci fosse. Piuttosto, visto che in Sardegna è presente solo nel sud, mi viene da pensare che abbia esigenze più termofile. Oppure entra in competizione con Vesperus luridus, che è meno termofilo e che si è preso il nord dell'isola.

Plagionotus ha scritto:
Vesperus luridus: un'altra specie con femmine attere, che però è distribuita in Corsica, Sardegna settentrionale e Italia. La spiegazione per me più plausibile è che la specie sia arrivata durante il collegamento col l'Isola d'Elba e la Toscana durante il messiniano, periodo relativamente recente, infatti non ha formato sottospecie o specie differenti.

Non potrebbe essere arrivato dalla Toscana durante l'ultima era glaciale, piuttosto? Se le due terre erano collegate mi sembra l'ipotesi più probabile, anche perché mi pare che i Vesperus luridus sardo-corsi sia uguali a quelli italiani.

Insomma, secondo me il fatto che una specie sia presente solo in Sardegna o solo in Corsica è dovuto più a esigenze ecologiche che al fatto che ci sia arrivata o meno. Le due isole, seppur simili, offrono panorami alquanto diversi. Al più si può presumere che una specie arrivata dalla Toscana si sia fermata alla Corsica senza spingersi più a sud.

La cosa interessante è che alcune specie/gruppi di specie hanno una distribuzione sardo-corsa-balearica, mancando nel continente. Le ipotesi, per quanto mi riguarda, sono due:
- specie originariamente differenziatesi nel blocco sardo-corso-balearico dopo il suo distacca dalla Penisola Iberica e Provenza, poi separatesi con la divisione di questo blocco;
- specie originariamente diffuse anche nel resto dell'Europa occidentale, successivamente estinte sul continente per vari motivi e sopravvissute solo sulle isole.
Nel primo caso si tratta di specie più lontane, dal momento che si parla di eventi accaduti nel Miocene. Nel secondo di eventi relativamente recenti.

Mi piacerebbe parlare un poco dei Mantodei delle Baleari, che sono il gruppo che conosco meglio, ed in particolare delle specie del genere Ameles. Si tratta di insetti con femmine microttere, quindi a scarsa mobilità attiva.
Per le Baleari sono note quattro specie:
Ameles spallanzania, diffusa in tutta l'Europa centro-meridionale e occidentale;
Ameles decolor, presente in Europa centro-meridionale (inclusa Sardegna e Corsica), diffusa ad ovest fino ai Pirenei meridionali, poi a Mallorca e Menorca;
Ameles insularis, endemica delle Baleari e specie sorella (da alcuni considerata sinonimo) di Ameles andreae, presente invece in Sardegna.
Ameles picteti, presente in Penisola Iberica e Baleari.

Dal momento che le Baleari non mi risulta fossero collegate alla Spagna durante l'ultimo massimo glaciale, l'unico periodo che avrebbe permesso a queste specie di raggiungere le isole è il Messiniano. In particolare la specie Ameles decolor, presente solo nelle due isole orientali (unite durante l'ultimo massimo glaciale), è un caso interessante perché manca nel sud della Spagna, dove si trova il punto più vicino tra terraferma e Baleari.
La specie Ameles insularis è un caso altrettanto anomalo non essendoci suoi corrispettivi nella terraferma ma solo in Sardegna. L'ipotesi di una antica presenza in Europa continentale con successiva estinzione mi sembra l'ipotesi più probabile.
Ameles picteti è un classico esempio di specie ibero-balearica.
Conosco anche Uromenus brevicollis insularis, presente nelle Baleari e in Corsica-Sardegna.

In conclusione, l'idea che mi sono fatto per quanto riguarda Corsica, Sardegna e Baleari è quella di isole che ospitano una certa quantità di faune superstiti che nel corso degli ultimi milioni di anni si sono invece estinte nel continente.

Per quanto riguarda il modo che hanno avuto certe specie iberiche di arrivare alle Baleari non mi esprimo per il momento.
Però siamo sicuri che non ci fosse un più concreto collegamento via terra tra le Baleari e le montagne del sud della Spagna in periodi non troppo remoti?

Marco :hi:

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La natura non conosce pause nel progresso e nello sviluppo, ed attacca la sua maledizione su tutta l'inattività.” [GOETHE]


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MessaggioInviato: 03/02/2020, 21:11 
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Nome: Maurizio Gigli
In linea di massima concordo con quasi tutto quello che ha scritto Marco, e non sto ad esaminare i due interventi di Riccardo e Marco punto per punto perché ho poco tempo.

Mi limito ad alcune brevi osservazioni.

In particolare, con una separazione di 33 milioni di anni, o diciamo pure un po' meno, a voler essere ottimisti, mi sembra poco credibile che siano rimaste specie praticamente identiche su territori non collegati. Ammettiamo di conoscere ancora poco dei tempi dell'evoluzione degli insetti, ma tempi così lunghi corrispondono a milioni di generazioni. Sarebbe come se l'uomo fosse rimasto come è ora per 300 milioni di anni. Anche pensando ad una evoluzione più lenta negli insetti che nei Mammiferi, mi sembra impossibile.

In quanto alla crisi di salinità del Messiniano, è vero che si tratta di un periodo più vicino a noi, e come tempi ci saremmo, forse, ma consideriamolo con più attenzione.

Ecco una delle tante ricostruzioni del Mediterraneo di quel periodo

Immagine


ed eccone un'altra:

Immagine


Sono abbastanza diverse, ma in entrambe si vede come il Nord Africa fosse connesso a Sicilia ed Italia Peninsulare quanto e più di quanto lo fosse con la Sardegna.
Già questo pone qualche quesito sul perchè certe specie nordafricane siano presenti in Sardegna e non in Sicilia o in Calabria o nel Lazio.
Ma consideriamo un problema più serio. E' vero che in quel periodo sia le Baleari che la Sardegna e la Corsica era connesse sia con l'Europa che con l'Africa, ma connesse da cosa? Un deserto caldissimo e salato! Un ambiente inospitale per quasi ogni essere vivente. Consideriamo solo le temperature. Se prendiamo gli attuali deserti salati in Tunisia e Algeria, vediamo che sono quasi azoici, pur essendo di estensione limitata, sia per la salinità estrema che per le temperature, altissime nel periodo estivo. Consideriamo un ambiente simile ma esteso per centinaia di km, altrettanto salato, se non di più. E le temperature? Ogni 100 m di quota in più sul livello del mare sono in media 0,6°C in meno. Quindi nelle depressioni è il contrario. Di conseguenza, pensate che temperature dovevano esserci nella depressione salata tra Nord Africa e Sardegna, a circa 2.000 m sotto il livello del mare attuale. 60 - 65°C all'ombra? (ombra che non c'era per mancanza totale di vegetazione). E più o meno così un po' ovunque in tutta la superficie del Mediterraneo emersa, per centiania e centinaia di km. Mi dite quanti insetti, specialmente se poco mobili, avrebbero potuto attraversare un simile ambiente? Forse qualche Tenebrionidae e pochissimo altro.

Magari più a Nord, tra Corsica e coste italiane, forse qualche zona leggermente meno inospitale ci sarà pure stata, ma potrebbe comunque aver permesso solo il passaggio di specie fortemente xerofile e/o alofile. E Le altre?

Ci sarebbero altre osservazioni da fare su qualche altro punto, ma non ne ho il tempo, in questo momento.

Un''ultima cosa veloce: Parmena solieri. L'ho recentemente allevata dal Lazio meridionale, tra Sperlonga e Gaeta.

_________________
Maurizio Gigli
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MessaggioInviato: 04/02/2020, 10:59 
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Nome: Riccardo Poloni
Cerco di rispondere a tutto.

Prima di tutto, una considerazione. Sono perfettamente d'accordo con Maurizio quando dice che i ponti di terra non erano poi così "ospitali". Appunto per questo motivo scrivevo che non mi sembra molto probabile che specie poco vagili o addirittura attere abbiano attraversato il mare. Se non si era capito, mi scuso. Nel caso di farfalle o specie volatrici, potrebbero esserci arrivate in volo (farfalle) o trasportate dal vento (coleotteri volatori). Nel caso del Vesperus luridus, per rispondere a Marco, mi sembra improbabile che una bestia attera e che per giunta cammina male abbia attraversato un deserto salato carica di uova. In più, mi sembra altrettanto improbabile che una bestiola che pesa parecchio e che non vola, quindi che è difficile che possa essere "catturata" ci sia arrivata con il vento, anche se non impossibile. Se il balooning coinvolge lucertole e gechi, alla fine è probabile anche per un Vesperus.

Punto due. Non dico che due specie siano rimaste uguali, ma magari indifferenziate morfologicamente, in ogni caso in quasi tutti i casi esaminati, a parte il Semanotus, si parla di specie considerate come diverse, anche se prossime a quelle del continente.
Sulla crisi di salinità non ho idea se il tempo di divergenza sia o non dia sufficiente, ma mi sono limitato a riportare quello che scriveva Gridelli (1950) dicendo che le specie arrivate in Italia dai Balcani durante questo periodo probabilmente non avevano avuto il tempo di differenziarsi in modo significativo.
Sulle specie che si trovano in Nord Africa e poi in Sicilia e Sardegna (o una delle due) con stessa specie o specie simili non ho scritto nulla, benchè ce l'avessi in mente, per non mettere troppa carne al fuoco. In ogni caso tra i Cerambycidae ce ne sono parecchi, solo tra quelli che mi vengono mente subito Stictoleptura oblongomaculata (Si, Sa), Neopiciella sicula (Si), Schurmannia sicula (Si). Tra gli Oedemeridae Probosca viridana (Si, Sa).


Sulla tua osservazione, Maurizio, riguardo il fatto che solo specie alofile potessero sopravvivere in questo mare salato per lungo tempo, invece, voglio soffermarmi, anche se non voglio dilugarmi (sarà uno dei prossimi capitoli). Le specie o gruppi di specie a corologia circum-mediterranea (corotipo Mediterraneo se non ricordo male) spesso sono legate a questi ambienti. Un esempio? Genere Stenostoma, presente sulle coste e in prossimità di laghi salati. 4 specie, S. rostratum (tutto il mediterraneo), S. cossyrense (Lampedusa), S. melitense (Malta e Gozo), S. lowei (Madera).

Per quanto riguarda specie che potrebbero esserci in certi luoghi ma non ci sono, può anche succedere che le beste si estinguano o in qualche modo non ci siano arrivate. Non mi ricordo però dei miei gruppi specie Nord Africane presenti in Sardegna e non in Sicilia.

marco villa ha scritto:
Per quanto riguarda la separazione oligo-miocenica, credo che sia ormai impossibile ritrovare gli stessi elementi (intesi come specie) nella terraferma spagnola-provenzale poiché è passato troppo tempo.
Personalmente non ho mai trovato somiglianze tra la fauna provenzale e quella sardo-corsa. Gli elementi in comune, solitamente, sono presenti anche in Spagna

Sì, infatti, gli elementi in comune non devono essere presenti solo in Francia e non devono essere le stesse specie, soltanto, specie vicine a quelle del continente o sottospecie.

marco villa ha scritto:
Non sono a conoscenza di prove di una passata esistenza di isolette tra Spagna e Baleari che potessero fungere da collegamento. Attualmente la distanza minima tra Ibiza e la Spagna è di circa 85 chilometri e durante l'ultimo massimo glaciale doveva essere intorno ai 55. Erano comunque più lontane di quanto lo fosse la Corsica dalla Toscana

Sì, intendevo che tra Maiorca e la terraferma c'è Ibiza :D . In più, all'abbassarsi del mare potrebbero essere emerse ulteriori isolette.

marco villa ha scritto:
33 milioni di anni mi sembrano davvero tanti per una differenziazione così lieve. Sul fatto che manchi in Corsica, non penso che non sia riuscita ad arrivarci, dal momento che Corsica e Sardegna sono state costantemente unite fino a tempi recenti (tanto che la fauna del nord della Sardegna a volte è più simile a quella corsa, vedi ad esempio il Percus grandicollis). Anzi, è probabile che in passato ci fosse. Piuttosto, visto che in Sardegna è presente solo nel sud, mi viene da pensare che abbia esigenze più termofile. Oppure entra in competizione con Vesperus luridus, che è meno termofilo e che si è preso il nord dell'isola.

Le cosiddette cause sincroniche (ovvero quelle che determinano la distribuzione degli organismi in modo contingente, temperatura, biotopo, esigenze nutritive, etc.) sono sempre tra noi e possono spiegare tante cose, quello che volevo però discutere era le probabili cause geologiche. D'accordissimo, se il Vesperus nel sud della Sardegna trova le sue condizioni ideali e non le trova nella Sardegna settentrionale, poteva anche esserci un tappeto rosso e non ci sarebbe mai arrivato.

marco villa ha scritto:
La specie Ameles insularis è un caso altrettanto anomalo non essendoci suoi corrispettivi nella terraferma ma solo in Sardegna. L'ipotesi di una antica presenza in Europa continentale con successiva estinzione mi sembra l'ipotesi più probabile.
Ameles picteti è un classico esempio di specie ibero-balearica.
Conosco anche Uromenus brevicollis insularis, presente nelle Baleari e in Corsica-Sardegna.

Queste sono le cose davvero interessanti, più specie si hanno a disposizione e più ci si capisce qualcosa.
Sull'Ameles insularis...penso anch'io...

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Dimenticavo, leggete l'articolo, chiarisce alcune cose. E gli esempi portati dagli autori trovano riscontro anche in analisi molecolari e più approfondite delle nostre ipotesi.

P.s. non dimentichiamoci che in Sardegna ci sono specie paleotirreniche endemiche, ma prossime a quelle del continente.

Questo passaggio lo riporto perchè mi pare paeticolarmente utile, e generale, a differenza della discussione sulle specie singole.

In Lepidoptera, the first expansion events vigorously influencing the European
fauna occurred in the Pliocene, when Near Eastern and Balkan species
started to invade Europe (10-1 mya. Before the Pliocene, the European fauna
was predominantly tropical (Leestmanns 1965; Kleinekuhle 1999). The migration
route probably went from central Asia, to the Near East, and Greece, which
at this point was still connected to Africa, and from there via Sardinia and Corsica
to Tuscany (Leestmanns 1965; Kleinekuhle 1999). During the last glacial
maximum, Sardinia was much less affected than Corsica, so that thermophilic
species survived in Sardinia, while cold-adapted species could persist in Corsica
(Kleinekuhle 1999). This might have enhanced differentiation of a number
of endemic species, which during the postglacial warming retreated to higher
altitudes. Similarly, it has been suggested that the endemic taxa of the genus
Erebia in the Alpine region and Scandinavia have arisen due to differentiation
within glacial refugia (Roos & Arnscheid 1979; Kleinekuhle 1999). Sardinian
examples of endemics, which most likely evolved as a result of Ice-age events
are Aglais urticae ichnusa (Nymphalidae) and Hipparchia aristaeus aristaeus
(Satyridae), both endemic to Sardo-Corsica, and related to Aglais urtica and
Hipparchia semele (Satyridae) (Kleinekuhle1999). The latter two species are
long-distance dispersers, but probably orientate their routes on determined features
of the landscape and appear to be reluctant to cross large sea areas,
explaining why they never reinvaded Sardinia or Corsica. Other Sardinian
species most probably originate from central Asia. According to Leestmanns
(1965), Argynnis elisa (Nymphalidae), Hipparchia neomiris, Coenonympha
corinna (Satyridae), and Papilio hospiton (Nymphalidae) originated from the
Asiatic species Argynnis clara, Hipparchia digna, Asiatic taxa of the genus
Coenonympha and Papilio sikimensis respectively. More recent studies however,
conclude a closer relationship between Papilio machaon saharae and
Papilio hospiton (Pierron 1990, 1992).

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Sicuramente bisogna tenere conto del fatto che, durante il Messiniano, oltre ad esserci più terre emerse, la disposizione di queste ultime doveva essere diversa rispetto ad oggi (e ne è la prova il fatto che i gessi formatisi in quel periodo si trovino attualmente ad oltre 500 metri di quota). Potevano esserci collegamenti che oggi sono scomparsi e che univano, ad esempio, Corsica e Toscana o Baleari e Spagna in maniera più diretta. Inoltre penso che le zone fortemente salate fossero concentrate nei mari più profondi. Attualmente la zona tra Corsica e Toscana (e probabilmente anche 5 milioni di anni fa) ha mari poco profondi, che quindi probabilmente non erano coperti da sale e quant'altro durante il prosciugamento. Inoltre, guardando le mappe su Internet, non mi sembra che l'area sia interessata da depositi lagunari risalenti al Messiniano.

Plagionotus ha scritto:
Nel caso del Vesperus luridus, per rispondere a Marco, mi sembra improbabile che una bestia attera e che per giunta cammina male abbia attraversato un deserto salato carica di uova. In più, mi sembra altrettanto improbabile che una bestiola che pesa parecchio e che non vola, quindi che è difficile che possa essere "catturata" ci sia arrivata con il vento, anche se non impossibile. Se il balooning coinvolge lucertole e gechi, alla fine è probabile anche per un Vesperus.

Infatti io sostenevo che fosse arrivato durante l'ultima era glaciale, non durante il Messiniano, quindi quando non c'era nessuna distesa di sale tra Corsica e Toscana ma, mi sembra di capire, solo "terra". Il fatto che quell'area fosse coperta di sale piuttosto confuterebbe la teoria che hai espresso nel primo messaggio e secondo la quale il Vesperus luridus sarebbe giunto proprio nel Messiniano. Però, come detto sopra, non credo che il sale ci fosse dappertutto, specie in mari poco profondi. Per me è più un problema di tempo. 5 milioni di anni sono troppi per non provocare una qualche differenziazione.

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MessaggioInviato: 04/02/2020, 16:45 
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Per quanto riguarda il fatto che certe specie siano presenti in Nord Africa e Sardegna e non in Sicilia, non credo sia una questione di "c'è arrivato/non c'è arrivato" ma piuttosto penso si debba tenere in considerazione il fatto che le faune cambiano radicalmente e si spostano in seguito a cambiamenti ambientali. Quella che oggi consideriamo fauna nordafricana probabilmente un tempo era lo stesso tipo di fauna che si incontrava in gran parte d'Europa. Poi, coi il generale raffreddamento del clima avvenuto negli ultimi milioni di anni, questa è stata relegato a sud, mentre da nord sono arrivati nuovi elementi di zone fredde. La Sicilia, essendo stata più direttamente collegata con gli Appennini, potrebbe essere stata invasa più facilmente da elementi nordici che sono poi entrati in competizione con quelli preesistenti, sostituendoli in parte. La Sardegna è invece chiaramente più isolata, e il collegamento via Corsica-Toscana doveva essere emerso solo per brevi periodi a giudicare dalla profondità dei mari.
Comunque c'è da dire che, se da una parte esistono vari casi di specie presenti in Nord Africa e Sardegna, ce ne sono altrettanti, se non di più, di specie presenti solo in Nord Africa e Sicilia. O almeno, pensando ai miei gruppi, me ne vengono in mente di più del secondo tipo.

Comunque per certi elementi volatori è facile spostarsi dal Nord Africa alla Sicilia o alla Sardegna a quanto pare. Due recenti arrivi sono la Megacephala euphratica in Sardegna (Sant'Antioco) e il Princidium laetum in Sicilia (Favignana), anche se non bisogna escludere che siano arrivati in epoche più antiche e sfuggiti alle ricerche fino agli ultimi anni. Da notare che entrambi sono attualmente relegati a isolette, mentre mancano nelle rispettive isole principali. Penso che questa distribuzione limitata sia anche da imputare a competizione con altre specie presenti sulla "terraferma".

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MessaggioInviato: 05/02/2020, 10:21 
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Infatti, anche secondo me la Sicilia è più Africana. Sul fatto "c'è arrivato o no" sono d'accordo, molto dipende dai cambiamenti ambientali, ma non sottovaluatare il fatto che le Madonie sono di fatto un pezzo d'Africa.

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MessaggioInviato: 08/02/2020, 21:52 
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Ragazzi, come si suol dire, qui facciamo i conti senza l'oste (che in questo caso sono le variazioni climatiche ed altri fattori che hanno determinato variazioni di areale delle specie, estinzioni, ecc.)

Non ha molto senso chiedersi se sia più africana la fauna sarda o siciliana. Almeno, non basandosi sulle specie presenti ora.

Per rendersene conto basta considerare cosa c'era in Italia solo 200.000 anni fa, ovvero un attimo nella scala geologica dei tempi, come pure in quella dell'evoluzione.

Date un'occhiata al sito di questo piccolo museo che sta a 1 km da casa mia.

E ora ditemi: se 200.000 anni fa qui a Roma c'erano elefanti (Palaeoloxodon antiquus), ippopotami, rinoceronti, leoni, iene, antilopi, leopardi, ecc., insieme a fauna eurasiatica, sia esistente che estinta, che entomofauna ci poteva essere? E lo stesso vale per gran parte del resto d'Italia. Altro che un Cerambycidae, un Buprestidae, un paio di Tenebrionidae, quattro farfalle, ecc.

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MessaggioInviato: 08/02/2020, 22:36 
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Cita:
E ora ditemi: se 200.000 anni fa qui a Roma c'erano elefanti (Palaeoloxodon antiquus)


Ma no, sono i resti di quelli annibaliani… Molto più recenti.

Caro Maurizio, hai ragionissima. Le speculazioni sono sempre avvincenti, ma poi è davvero aleatorio stabilire qualcosa quando si ragiona sugli Insetti. Suggestioni, convincimenti personali magari abbastanza fondati quando uno conosce ragionevolmente bene il gruppo di cui si occupa, ma insomma a volte sembra più folklore che scienza.

P.S.: Cercami 'sti maledetti Sparedrus nel bailamme delle tue provette…..

Ciao, A.


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MessaggioInviato: 09/02/2020, 12:15 
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f.izzillo ha scritto:
Mi ero posto il problema affrontandolo in modo il più esaustivo possibile...ero partito da un campano illustre, "Ciro", ma riconosco che poi mi sono un po' perso per strada... :gh:



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MessaggioInviato: 11/02/2020, 22:00 
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Clickie ha scritto:
P.S.: Cercami 'sti maledetti Sparedrus nel bailamme delle tue provette….

Ma chissà dove sono! Ora poi è pure peggio, perchè stanno rifacendo l'esterno del mio palazzo ed ho dovuto sgombrare i balconi. Perciò ho la casa ancora più piena di roba di prima. Entri, e in ingresso, fino a fil di porta, c'è una grande muraglia di cassette di plastica con dentro gli allevamenti di xilofagi. Piante su tutti i davanzali interni delle finestre. Li ho perfino allargati costruendo dei ripiani di legno per metterci più piante. Roba sotto i mobili della sala. Fra qualche giorno verranno a togliere pavimento e ringhiere dei balconi e dovrò togliere anche le ultime piante, che metterò dove? Boh! Non ne ho idea. Forse sulle scale, forse in ascensore?
Figurati dove saranno le provette. Però forse ne ho un po' preparati in qualche scatola magazzino, e magari quelli un giorno o l'altro te li trovo.

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Maurizio Gigli
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