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Problemi biogeografici 8: elementi trans-ionici o trans-adriatici



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MessaggioInviato: 14/12/2019, 0:00 
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Nome: Andrea Liberto
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Alcune osservazioni:
1) Come è naturale pensare, maggiore è il livello di dispersione dell'insetto, minore è il livello di differenziazione tra popolazioni italiane e popolazioni balcaniche. Per esempio, specie attere come le Italopodisma italiane e le Peripodisma balcaniche si sono differenziate a livello generico; i Chorthippus, discreti volatori o comunque capaci di spostarsi rapidamente, non si sono differenziati nemmeno a livello specifico.


Chiacchieran-chiacchierando, per ora mi limito al punto "uno": specie alate come Acmaeodera del presunto "sottogenere" Acmaeotethya (Coleotteri Buprestidae. Quelli conosco meglio, e quelli uso come esempi)

Per spiegarci: A.ottomana, A. quadrizonata ed infine, in Italia, A. tassi, formano un perfetto gruppo ristretto di specie a "gravitazione" Transadriatica. Le prime due specie diffuse ampiamente nei Balcani meridionali, la terza (l'unica di qua dall'Adriatico), ben differenziata a livello specifico.

Ed oggi con distribuzione accertata che tende a "mascherare", "coprire", "nascondere", la verosimile ed antica origine Transadriatica del taxon. Descritta ed a lungo citata solo dell''Appennino meridionale, è oggi conosciuta fino alle Marche. Le cose cambiano. Sveglia, non esiste la fissità, siamo noi che siamo lenti nel capire e nell'assegnare categorie agli oggetti delle nostre indagini.

Se la specie venisse scoperta individuata e descritta oggigiorno, probabilmente nessuno penserebbe ad un pattern transadriatico.

Buona serata, A.


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MessaggioInviato: 14/12/2019, 0:18 
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Nome: Maurizio Bollino
Clickie ha scritto:
Baroni Urbani C. 1976. Biogeografia storica e biogeografia isterica. Fragm. Entomol. 12: 323-340.

:hi:

Andrea, grazie per la segnalazione. Bella lettura, che mi ha offerto varii punti di riflessione.

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Maurizio Bollino


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MessaggioInviato: 14/12/2019, 0:27 
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Nome: Marco Villani
Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti nella discussione :)

Specifico che le specie o i generi che ieri ho definito trans-adriatici o trans-ionici sono quelli che sono presenti nei Balcani (ma non solo: anche più a est, come in Europa orientale o Medio Oriente) e nel centro e sud dell'Italia (più spesso il sud-est), mentre mancano nel resto della nostra penisola.

Il caso riportato da Andrea delle Chalcophora non credo sia riconducibile a una diffusione trans-ionica. Inoltre, va fatto notare che (correggetemi se sbaglio, non conosco i buprestidi) Chalcophora detrita si nutre di pino. Ebbene, il pino è stato introdotto lungo il litorale tirrenico dall'uomo in epoca storica (sia Pinus pinea che Pinus pinaster hanno l'areale d'origine più ad est). Non mi risultano, al di fuori delle Alpi (e qualche sparuta stazione di Pinus sylvestris che scende in Pianura Padana settentrionale lungo i fiumi) e degli Appennini meridionali, pini autoctoni in Italia. Pertanto, in ogni caso, questa specie (come le altre del genere, che mi pare di capire siano tutte legate più che altro al pino) si deve essere diffusa lungo il litorale tirrenico in epoca relativamente molto recente, probabilmente in età antica o addirittura moderna. Su come ci sia arrivata, trovo probabile che il trasporto antropico sia un'ipotesi più che probabile.

Ho letto il lavoro di Edoardo Gridelli che Riccardo e Gabriele hanno segnalato. Sicuramente riporta dei dati e degli esempi interessanti. Soprattutto per quanto riguarda la distinzione tra le specie di origine tirrenica migrate verso est e quelle di origine balcanica migrate ad ovest.

Sommando i vostri interventi con quanto scritto da Gridelli credo che le principali teorie a spiegare gli areali trans-ionici e trans-adriatici siano le seguenti.

1 - Origine presso l'antica egeide del Miocene, ovvero quando la Puglia era un tutt'uno con il sud dei Balcani e non era ancora attaccata all'Italia. Potrebbe essere una teoria valida nel caso di specie o generi relativamente lontani, essendo un evento risalente a più o meno 10 milioni di anni fa. Sicuramente non riguarda gli esempi di insetti portati sino ad ora.
2 - Collegamento durante la crisi di salinità del Messiniano, quando il mare tra la l'Italia e i Balcani era interamente prosciugato. Tralasciando il fatto che una distesa di sale non doveva essere un habitat ospitale per molti insetti (a parte qualche tenebrionide forse), si tratta sempre di un epoca piuttosto antica (5 milioni di anni fa), sufficiente a separare abbastanza profondamente due taxa.
3 - Collegamento via terra durante uno (o più) dei massimi gliaciali, quando il mare era più basso di circa 100 metri ed era emerso un collegamento di terra (soglia dalmato-gerganica di Gridelli) tra la Dalmazia e il Gargano. Teoria che spiegherebbe la presenza di alcuni tenebrionidi e curculionidi non volatori in sparuti isolotti in mezzo all'Adriatico. Andrebbe avvalorata da studi geologici (sicuramente già esistenti, ma che non conosco).
4 - Trasporto di esemplari con le correnti aeree (agevolato da una maggiore vicinanza tra le terre emerse in epoca glaciale?). Chiaramente questo è possibile solo per specie buone volatrici e, eccetto quelle migratrici, di dimensioni contenute.
5 - Trasporto via mare su ammassi di vegetazione di origine fluviale (agevolato da una maggiore vicinanza tra le terre emerse in epoca glaciale?). Effettivamente, in condizioni di clima più umido come nelle ultime ere glaciali, i fiumi che scorrono verso l'Adriatico e lo Ionio dovevano avere portate molto superiori.
6 - Trasporto antropico, antico o recente.

Marco :hi:

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La natura non conosce pause nel progresso e nello sviluppo, ed attacca la sua maledizione su tutta l'inattività.” [GOETHE]


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MessaggioInviato: 14/12/2019, 0:36 
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Iscritto il: 19/06/2012, 14:35
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Nome: Marco Villani
Clickie ha scritto:
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Alcune osservazioni:
1) Come è naturale pensare, maggiore è il livello di dispersione dell'insetto, minore è il livello di differenziazione tra popolazioni italiane e popolazioni balcaniche. Per esempio, specie attere come le Italopodisma italiane e le Peripodisma balcaniche si sono differenziate a livello generico; i Chorthippus, discreti volatori o comunque capaci di spostarsi rapidamente, non si sono differenziati nemmeno a livello specifico.


Chiacchieran-chiacchierando, per ora mi limito al punto "uno": specie alate come Acmaeodera del presunto "sottogenere" Acmaeotethya (Coleotteri Buprestidae. Quelli conosco meglio, e quelli uso come esempi)

Per spiegarci: A.ottomana, A. quadrizonata ed infine, in Italia, A. tassi, formano un perfetto gruppo ristretto di specie a "gravitazione" Transadriatica. Le prime due specie diffuse ampiamente nei Balcani meridionali, la terza (l'unica di qua dall'Adriatico), ben differenziata a livello specifico.

Ed oggi con distribuzione accertata che tende a "mascherare", "coprire", "nascondere", la verosimile ed antica origine Transadriatica del taxon. Descritta ed a lungo citata solo dell''Appennino meridionale, è oggi conosciuta fino alle Marche. Le cose cambiano. Sveglia, non esiste la fissità, siamo noi che siamo lenti nel capire e nell'assegnare categorie agli oggetti delle nostre indagini.

Se la specie venisse scoperta individuata e descritta oggigiorno, probabilmente nessuno penserebbe ad un pattern transadriatico.

Buona serata, A.


Il fatto che arrivi fino alle Marche non presuppone che non possa essere un gruppo di specie trans-adriatico, dal momento che esiste una lacuna in tutto il nord Italia.

Comunque credo che il fatto dello spostamento delle specie su un territorio vasto sia molto da considerare per spiegare questo tipo di distribuzioni.

Io non credo che gli elementi trans-adriatici siano effettivamente migrati da est a ovest in qualche strano modo. A mio parere si tratta di antiche faune che un tempo abitavano un territorio ben più ampio, ma che oggi sono relegate solo ad alcune zone perché costrette a migrare durante sconvolgimenti climatici e perché sospinte da altre migrazioni di faune competitrici.

Marco :hi:

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MessaggioInviato: 14/12/2019, 1:02 
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Nome: Andrea Liberto
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Cita:
Il caso riportato da Andrea delle Chalcophora non credo sia riconducibile a una diffusione trans-ionica. Inoltre, va fatto notare che (correggetemi se sbaglio, non conosco i buprestidi) Chalcophora detrita si nutre di pino. Ebbene, il pino è stato introdotto lungo il litorale tirrenico dall'uomo in epoca storica (sia Pinus pinea che Pinus pinaster hanno l'areale d'origine più ad est). Non mi risultano, al di fuori delle Alpi (e qualche sparuta stazione di Pinus sylvestris che scende in Pianura Padana settentrionale lungo i fiumi) e degli Appennini meridionali, pini autoctoni in Italia. Pertanto, in ogni caso, questa specie (come le altre del genere, che mi pare di capire siano tutte legate più che altro al pino) si deve essere diffusa lungo il litorale tirrenico in epoca relativamente molto recente, probabilmente in età antica o addirittura moderna. Su come ci sia arrivata, trovo probabile che il trasporto antropico sia un'ipotesi più che probabile.



Ay de mì, triste vita. No, non ci siamo capiti. Pinus halepensis (o Pinus brutia, secondo gli autori: Giacomini, Pignatti, ecc.) è saldamente autoctono nel nostro Paese. Puglia, Basilicata, Calabria.

Prova a rileggere quanto ho scritto su C. detrita (che ovviamente non voleva essere un esempio di diffusione "Transadriatica", anzi un esempio della problematicissima applicabilità dell'etichetta) e sulle pinete del litorale tirrenico (sebbene l'introduzione non sia ancora accertata, bensì sub judice, idem per la Sardegna sud-occidentale) , ecc.

Magari, dopo seconda lettura, ci capiamo meglio. E' evidente che citavo la specie come esempio "negativo", non "positivo". Contrapposto, "polemicamente", al dato considerato certo e "certificato", da chi non si sa, di Anthaxia preclara "Transadriatica" sul Gargano. Come esempio di una distribuzione che nulla ha a che vedere con la genuina "Transadriatica" di cui argomenta Gridelli.


Cita:
Ho letto il lavoro di Edoardo Gridelli che Riccardo e Gabriele hanno segnalato. Sicuramente riporta dei dati e degli esempi interessanti.



Pure qui, non ci siamo. Nessun timore reverenziale, nessun bacio alla pantofola episcopale o papale, ma Gridelli non è un autore tra tanti, bensì colui che ha trattato in modo sistematico ed organico la materia. Se si parla di "Distribuzione Transadriatica", si parla di Gridelli e della sua trattazione. Mettiamo i famosi puntini sulle effe….pardòn sulle i"

Caro Marco, prova a ripartire da capo e rileggere gli autori nella necessaria prospettiva storica. E magari amplia, golosamente, il "rifornimento di dati".

Male non fa mai. A.


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MessaggioInviato: 14/12/2019, 1:19 
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Iscritto il: 13/10/2010, 18:21
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Nome: Andrea Liberto
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Il fatto che arrivi fino alle Marche non presuppone che non possa essere un gruppo di specie trans-adriatico, dal momento che esiste una lacuna in tutto il nord Italia.

Comunque credo che il fatto dello spostamento delle specie su un territorio vasto sia molto da considerare per spiegare questo tipo di distribuzioni.


Ho la sensazione che si cerchi di spiegarmi le mie idee "senza farmele capire". Perché mi vengono ripetute (e ? spiegate ?) le cose che ho già detto, e che mi sembrava di aver compiutamente espresso ? L'espresso è ottimo (inteso come caffè; diverrà probabilmente patrimonio UNESCO).

Tenti di spiegarmi le mie idee, sebbene io creda di averle bene espresse. Trattasi di puro Jannacci, un "autore" anch'esso. Sebbene "Quelli che", da cui la citazione è tratta, fossero usciti principalmente dalla penna di Beppe Viola, giornalista sportivo, autore di testi e canzoni, interprete di piccoli "camei" in buoni film degli anni '70-80, genio saccheggiato.

Cari amici, temo che per capire qualcosa del "mondo" occorra allargare lo sguardo, "saccheggiare" appunto tutte le nostre umane attitudini, non avere ritegno nel saltare dalla "letteratura" entomologica o zoologica in genere, fino a quella più distante.

Mia idea, sostenuta in vari contributi, magari confusamente. Ma il pensiero è un flusso, le barriere sono sempre artificiali, estranee al modo che ha la realtà di "dipanarsi" e cambiare le carte in tavola. Pensare è faticoso, ma necessario.

E con 'sta miserevole banalità, vi saluto e vi auguro buona serata. A.


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MessaggioInviato: 14/12/2019, 1:45 
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Nome: Marco Selis
Aggiungo qualche dato vespidologico alla discussione.

Un lavoro sui Vespidi transadriatici venne pubblicato da Giordani Soika, riportando alcuni dati molto interessanti. Lo allego qua.
Vespidi transadriatici.pdf [5.29 MiB]
Scaricato 11 volte


Alcuni dei dati in questo lavoro però richiedono degli aggiornamenti. Andando in ordine:
Katamenes sichelii, specie politipica con nove sottospecie che spaziano dalla Cina alla Spagna, ma bisogna capire quante siano specie a sé e quante siano solamente variazioni. Interessante notare come la sottospecie tipica sia a chiara distribuzione transadriatica, essendo presente in Italia meridionale, Albania, Grecia, Turchia e Armenia. Viene data presente anche in Mongolia e Russia, ma ritengo siano segnalazioni da attribuire ad altri taxa. Andrebbe chiarita la posizione della sottospecie hispanicus, descritta di Toledo, e che potrebbe in realtà avvicinarsi più ai Katamenes nord africani, ma è tutto da vedere.

Pareumenes laminatus, c'è una segnalazione del Berland nella Faune de France del 1928 per la Francia meridionale che smonterebbe la distribuzione transadriatica. Essendo una specie molto localizzata e poco abbondante non escluderei la sua presenza anche in altre località d'Italia, anche se va detto che è una specie grande e appariscente e trovo strano che sia sfuggita fino ad ora. Non escluderei nemmeno che il dato francese possa essere errato.

Tachyancistrocerus rhodensis (Subancistrocerus nel lavoro di Soika), qua c'è da dire decisamente di più. Specie nota di Sicilia su pochissimi esemplari molto datati, poche settimane fa ho visto una foto in natura di una femmina in provincia di Lecce. Il che farebbe pensare a un chiaro esempio di distribuzione transadriatica, ma a complicare le cose ci sono i recenti ritrovamenti di diversi esemplari in Emilia Romagna e Toscana:
-un maschio raccolto nel 2013 nel ferrarese;
-un altro maschio nel 2015 a Reggio Emilia;
-diversi esemplari fotografati nel parmense e nel bolognese tra 2018 e 2019;
-diversi esemplari raccolti vicino Firenze questo Agosto dall'amico Arturo Femia;
-una ventina di esemplari avvistati (e in parte raccolti) da me nel modenese sempre ad Agosto.
Queste zone sono state abbondantemente battute da vari entomologi e raccolte di Vespidi non mancano, ma prima del maschio del 2013 non c'erano altri esemplari di Tachyancistrocerus rhodensis settentrionali. La mia idea è che questa popolazione settentrionale sia frutto di un attraversamento "transadriatico" recente, forse per via antropica tramite i collegamenti marittimi tra Ancona e Balcani, anche se andrebbe accertata la presenza di questa specie anche nelle Marche. Una cosa interessante da notare è che quasi tutti gli esemplari sono stati trovati in situazioni molto antropizzate, mentre in luoghi più "naturali" non ve ne è traccia.

Onychopterocheilus albopictus, è specie segnalata anche per il "Nord Africa" (senza specificare esattamente dove), sebbene mi manchi il lavoro dove questa segnalazione viene fatta.

Leptochilus crassipunctatus, oltre alle località citate nel lavoro, ho un esemplare abruzzese, raccolto a Campo Felice dal compianto Eugenio Pacieri.

Symmorphus declivis, anche se sempre raro, è attualmente noto di Italia, Francia (Corsica inclusa), Austria, Ungheria, Slovenia, Grecia (Creta inclusa), Cipro e Turchia. Lo escluderei senza grossi problemi dalle specie a distribuzione transadriatica.

Aggiungo poi alcune considerazioni su altre specie non incluse nel lavoro di Giordani Soika.

Leptochilus limbiferus, diffuso in tutti i Balcani e con una piccola popolazione al confine nordorientale in Italia, ne esiste una seconda popolazione abruzzese già nota a Gusenleitner nel 1993, di cui ho esemplari raccolti a Campo Felice sempre da Pacieri. Nel resto della penisola, nulla.

Leptochilus membranaceus, specie nota di Grecia e Bulgaria e poi fino al Kasakistan, Gusenleitner ne segnala un maschio raccolto da Pagliano nel 1991 a Martina Franca, Puglia.

Microdynerus appenninicus, descrito da Soika su esemplari di Pescasseroli (Abruzzo), poi segnalato di Balcani, Turchia e Giordania. Ho due esemplari toscani che determinai come appenninicus anni fa, ma necessitano di essere ricontrollati e probabilmente si riveleranno altro.

Psiliglossa odyneroides, nota di Albania, Grecia, Turchia e Armenia. Bluthgen nel 1964 la segnalò di Sicilia, ma non si hanno ritrovamenti successivi a questo, quindi andrebbe riconfermato.


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MessaggioInviato: 14/12/2019, 2:10 
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Nome: Andrea Liberto
Cita:
Pareumenes laminatus, c'è una segnalazione del Berland nella Faune de France del 1928 per la Francia meridionale che smonterebbe la distribuzione transadriatica. Essendo una specie molto localizzata e poco abbondante non escluderei la sua presenza anche in altre località d'Italia, anche se va detto che è una specie grande e appariscente e trovo strano che sia sfuggita fino ad ora. Non escluderei nemmeno che il dato francese possa essere errato.



Al momento segnalo a memoria, non ho sottomano i libri. Una segnalazione per la Francia sud occidentale, confine con la Liguria, esiste tra gli Elateridae: Pittonotus theseus. Riportata, non confermata in tempi recenti.

Un bestione che arriva alle luci, un gigante di oltre tre cm che non può passare inosservato. Distribuzione accertata attualmente, parte dei Balcani meridionali ed Asia Minore.

Solo per dire (non solo per dire, in realtà, ma per cercare di elaborare una "ratio" di come andrebbero affrontati i problemi di distribuzione delle specie).

Sempre tra gli Elateridae, esistono numerosissimi esemplari di Lanelater notodonta, bestia ad ampia diffusione africana, raccolti nella stazione termale di Termini Imerese (Sicilia, Palermo). Ora, dai tempi di Ragusa la specie non si raccoglie più, ma nessuno ha tentato una ricostruzione storica del perché e del percome.

Inoltre: perché, in un determinato momento, quella specie c'èra ? Anche qui, nessuno ha indagato a fondo. Ragusa & Company si dilettavano nel raccogliere questa specie, ma sulla sua posteriore scomparsa (reale ? apparente ? definitiva ?), nessuno ha mai lavorato a fondo.

Ora, una specie afrotropicale presente in Sicilia, prima abbondante poi "misteriosamente" scomparsa dalle cronache (e dalla realtà), mi sembra un problema rilevante.

Ma per oggi me ne vo nell'abisso dell'incoscienza, dormire forse sognare…. Ma dormire.


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Sono a scuola. Momento di pausa tra il ricevimento di un genitore ed un altro. Giusto il tempo di mettervi una pulce nell'orecchio (anzi, un Buprestide):

E come la mettiamo con Latipalpis plana?

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Maurizio Gigli
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Julodis ha scritto:
Sono a scuola. Momento di pausa tra il ricevimento di un genitore ed un altro. Giusto il tempo di mettervi una pulce nell'orecchio (anzi, un Buprestide):

E come la mettiamo con Latipalpis plana?

Sadico! :gh:

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Francesco Izzillo


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Julodis ha scritto:
Sono a scuola. Momento di pausa tra il ricevimento di un genitore ed un altro. Giusto il tempo di mettervi una pulce nell'orecchio (anzi, un Buprestide):

E come la mettiamo con Latipalpis plana?


Su faunaeur.org vedo che è nota del Mediterraneo occidentale (Penisola Iberica, Francia, Corsica, Sardegna, Sicilia, Italia), quindi suppongo che sia semplicemente una specie a gravitazione circum-tirrenica, tipica delle zone cale e aride dove si sviluppano le sue piante nutrici.
Sempre su faunaeur trovo Latipalpis margotana endemica di Creta, come unico altro membro del genere in Europa.
Se ho ben capito il genere Latipalpis sarebbe comunque un genere di origine mediorientale, ma non penso che la sua possa essere una distribuzione trans-adriatica essendoci una specie distinta nella parte occidentale del Mediterraneo. Mi verrebbe pensare piuttosto ad una diffusione più uniforme in gran parte d'Europa, con successiva frammentazioni in epoche fredde.
Forse il tuo dubbio riguarda l'assenza del genere nella Penisola Balcanica?
Poi io non ho idea delle affinità tra le varie specie del genere, quindi lascio la parola a chi più se ne intende.
Marco :hi:

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Prima di tutto mi fa molto piacer perchè la discussione è in breve tempo diventata interessante, un bellissimo dibattito scientifico.

Come ho detto, non conosco i Buprestidi, ma che la Latipalpis sia transadriatica, a giudicare dalla sua distribuzione, mi sembra più improbabile che lo splendens!

Aggiungo anch'io una piccola considerazione teorica, visto che mi sono un po' interessato all'argomento, su cosa si intende per specie transadriatiche. Mi piacerebbe che deste la vostra opinione. Gridelli è abbastanza chiaro su questo e del resto non potrebbe non essere così, ma non inequivocabile: le specie transadriatiche sono "specie la cui area di distribuzione
viene di visa in due parti dall'Adriatico attuale". Detta così uno potrebbe pensare che qualsiasi specie potrebbe essere transadriatica, ma secondo me va inteso che le specie transadriatiche sono quelle il cui areale è diviso in due zone circoscritte dall'Adriatico, generalmente con una popolazione più diffusa e una più localizzata.

f.izzillo ha scritto:
Riccardo, qualunque sia lo scopo di una pubblicazione, credo che sia meglio evitare da parte dell'Autore certe "inesattezze" specie per gruppi e/o specie che, evidentemente, non si conoscono. Credo che su questo non si possa che convenire.


Lo so...hai ragione...purtroppo errare humanum est e gli errori capitano, diverso è se si fanno non in buona fede, allora è grave.

Riguardo agli esempi, vorrei presentarvi un caso, per quanto mi sembra, un po' diverso dal solito, la Pedostrangalia verticalis. Si potrebbe pensare che non sia una specie transadriatica perchè non è presente solo in Puglia, ma anche in Venezia Giulia. Secondo me invece è proprio una specie transadriatica, con due popolazioni distinte in Italia, una arrivata dalla Grecia (quella della Puglia) e una arrivata "risalendo" la Croazia. Infatti, trattandosi di una specie estremamente comune e diffusa nei balcani, senza esigenze ecologiche particolari visto che si trova in molti ambienti diversi, non vedo perchè se fosse un tempo stata presente in tutta Italia oggi dovrebbe stare solo in Puglia e Venezia Giulia.

Maurizio: meno male che non ci hai messo una coccinella nell'orecchio, altrimenti l'Izzillo... :gh:

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Nome: Violi Michele
Visto l'interesse che potrebbero avere in questo argomento gli esempi di insetti endogei intervengo solo per segnalare l'unico caso che mi viene in mente: Torneuma deplanatum deplanatum (Hampe, 1864). Si conosce di Sicilia, Calabria e Puglia in Italia, Isole Ioniche (Corfù, Zante e Cefalonia, dove l'ho raccolta anche io) e Algeria. Sul suo effettivo stato di specie trans-ionica non mi pronuncio, lasciando la parola agli esperti, però la sua distribuzione mi sembra particolare.


Stüben, P.E. (2007): Vorstudien zu einer Revision der westpaläarktischen Torneumatini - Taxonomie, Biologie und Ökologie (Coleoptera: Curculionidae: Cryptorhynchinae) - Ein Blick unter die 'Grasnarbe des Lebens' - SNUDEBILLER, Studies on taxonomy, biology and ecology of Curculionoidea, 8, No. 99: 26-126
torneuma.jpg


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Nome: Andrea Liberto
Pedostrangalia verticalis.

L'immarcescibile La Greca (1964, Le categorie corologiche degli elementi faunistici italiani, Atti Accad. naz. it. Ent. Rend., 11: 231-253), distingueva specie "Transadriatiche" da specie "Circumadriatiche". Ed aveva, come quasi sempre, ragione.

Un sacco di specie balcanico-illiriche si fermano alla Venezia Giulia, finendo col rappresentare elementi marginali della fauna italiana; trai Cerambycidae ricordo almeno Purpuricenus dalmatinus, sebbene non mi risulti più raccolto da tempo in territorio politicamente italiano. Lo stesso accade con molte specie occidentali che si fermano spesso alla Liguria occidentale, poco oltre il confine. Non ho sottomano il lavoro di La Greca, e non ricordo se trattava di questo contingente di specie occidentali, né se gli avesse attribuito una categoria corologica.

Latipalpis plana: probabile (come scrive Marco) precedente distribuzione Olomediterranea con successiva frammentazione. Il genere comprende due gruppi di specie ben definiti; al gruppo di Latipalpis plana appartengono almeno L. margotana di Creta e L. berythensis. Specie allopatriche, sembra un banale modello di vicarianza.


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Plagionotus ha scritto:
Riguardo agli esempi, vorrei presentarvi un caso, per quanto mi sembra, un po' diverso dal solito, la Pedostrangalia verticalis. Si potrebbe pensare che non sia una specie transadriatica perchè non è presente solo in Puglia, ma anche in Venezia Giulia. Secondo me invece è proprio una specie transadriatica, con due popolazioni distinte in Italia, una arrivata dalla Grecia (quella della Puglia) e una arrivata "risalendo" la Croazia. Infatti, trattandosi di una specie estremamente comune e diffusa nei balcani, senza esigenze ecologiche particolari visto che si trova in molti ambienti diversi, non vedo perchè se fosse un tempo stata presente in tutta Italia oggi dovrebbe stare solo in Puglia e Venezia Giulia.

Grazie Riccardo :) .
Io direi che è proprio un classico esempio di diffusione trans-adriatica (paragonabile a quella dello Pterostichus anthracinus biimpressus che ho riportato). Il Venezia Giulia fa parte della Penisola Balcanica a tutti gli effetti dal punto di vista geologico e biogeografico, quindi, anche se appartenente alla alla Repubblica Italiana, non fa invece parte dell'Italia nei suoi "confini" naturali.
Restando sui Cerambycidae, Agapanthia cynarae non ha una diffusione simile?

Mikiphasmide ha scritto:
Visto l'interesse che potrebbero avere in questo argomento gli esempi di insetti endogei intervengo solo per segnalare l'unico caso che mi viene in mente: Torneuma deplanatum deplanatum (Hampe, 1864). Si conosce di Sicilia, Calabria e Puglia in Italia, Isole Ioniche (Corfù, Zante e Cefalonia, dove l'ho raccolta anche io) e Algeria. Sul suo effettivo stato di specie trans-ionica non mi pronuncio, lasciando la parola agli esperti, però la sua distribuzione mi sembra particolare.

Molto interessante! Come il Leptomastax, un endogeo con diffusione trans-adriatica. Se non sbaglio esistono anche leptotyphlini con un simile areale.
La presenza di queste rende le cose più interessanti. Per spiegare il modo in cui sono arrivati in Italia, cominciamo ad escludere alcune teorie.
marco villa ha scritto:
1 - Origine presso l'antica egeide del Miocene, ovvero quando la Puglia era un tutt'uno con il sud dei Balcani e non era ancora attaccata all'Italia. Potrebbe essere una teoria valida nel caso di specie o generi relativamente lontani, essendo un evento risalente a più o meno 10 milioni di anni fa. Sicuramente non riguarda gli esempi di insetti portati sino ad ora.

In 10 milioni di anni un endogeo sicuramente non rimane lo stesso. Quasi certamente da escludere.

marco villa ha scritto:
2 - Collegamento durante la crisi di salinità del Messiniano, quando il mare tra la l'Italia e i Balcani era interamente prosciugato. Tralasciando il fatto che una distesa di sale non doveva essere un habitat ospitale per molti insetti (a parte qualche tenebrionide forse), si tratta sempre di un epoca piuttosto antica (5 milioni di anni fa), sufficiente a separare abbastanza profondamente due taxa.

Come la teoria precedente, sarebbe passato troppo tempo. Inoltre la fauna del suolo, con particolari esigenze in fatto di terreno, sicuramente non sopravvivrebbe in suoli altamente salini.

marco villa ha scritto:
3 - Collegamento via terra durante uno (o più) dei massimi gliaciali, quando il mare era più basso di circa 100 metri ed era emerso un collegamento di terra (soglia dalmato-gerganica di Gridelli) tra la Dalmazia e il Gargano. Teoria che spiegherebbe la presenza di alcuni tenebrionidi e curculionidi non volatori in sparuti isolotti in mezzo all'Adriatico. Andrebbe avvalorata da studi geologici (sicuramente già esistenti, ma che non conosco).

Spiegazione plausibile, se non fosse che le terre emerse nell'Adriatico erano zone di pianura alluvionale, quindi inospitali per gli endogei (meno quelli poco specializzati). Inoltre la zona all'altezza del "ponte" era solcata da un corso d'acqua che scolmava le acque di tutto l'alto Adriatico. Sicuramente doveva essere un limite invalicabile per qualunque endogeo.

marco villa ha scritto:
4 - Trasporto di esemplari con le correnti aeree (agevolato da una maggiore vicinanza tra le terre emerse in epoca glaciale?). Chiaramente questo è possibile solo per specie buone volatrici e, eccetto quelle migratrici, di dimensioni contenute.

Da escludere per ovvi motivi.

marco villa ha scritto:
5 - Trasporto via mare su ammassi di vegetazione di origine fluviale (agevolato da una maggiore vicinanza tra le terre emerse in epoca glaciale?). Effettivamente, in condizioni di clima più umido come nelle ultime ere glaciali, i fiumi che scorrono verso l'Adriatico e lo Ionio dovevano avere portate molto superiori.

Probabilmente da escludere. Non credo che si tratti di insetti capaci di sopravvivere a lunghi viaggi in mare.

marco villa ha scritto:
6 - Trasporto antropico, antico o recente.

Sicuramente da escludere.

Io torno a pensare che gli elementi trans-adriatici siano in realtà relitti di antiche faune risalenti a periodi più caldi, oggi limitate ad alcune aree per mancanza di ambienti e per competizione con altre specie giunte a seguito dei cambiamenti climatici.
Per esempio, potrebbe trattarsi dell'antica fauna diffusa nell'Europa centro-settentrionale. Con il raffreddamento del clima si è spostata nei punti più a sud d'Europa, ovvero in Italia meridionale e nel sud dei Balcani. In Spagna doveva esserci una fauna ben caratterizzata con la quale non avrebbero reso la competizione, ed in ogni caso i Pirenei sono un confine difficile da superare (soprattutto durante un'era glaciale). Dopo essere migrati a sud, questi elementi di antica origine centro-europea si sono ritrovati impossibilitati a tornare nel loro areale di origine poiché le glaciazioni avevano portato con loro elementi euro-sibirici da nord-est che ne avevano occupato la nicchia ecologica. Il motivo per cui si trova una maggiore concentrazione di elementi trans-adriatici nel versante est d'Italia si potrebbe spiegare con la presenza dei seguenti elementi competitori: faune circum-tirreniche nel versante ovest; faune di origine alpina (e quindi spesso euro-sibirica) lungo tutto l'Appennino; ancora elementi euro-sibirici nella Pianura Padana.
Ovviamente si tratta di speculazioni prive di grande fondamento. Però a me la cosa sembra abbastanza plausibile :roll: Che ne dite?

Marco :hi:

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La natura non conosce pause nel progresso e nello sviluppo, ed attacca la sua maledizione su tutta l'inattività.” [GOETHE]


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